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  LaFabbrica
 
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13 maggio 2012

Se il terrorismo é nemico della classe operaia...

... diliberto ne fara' poltiglia, perché  é lui  l'autentico, il sommo, gaznevada:






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22 aprile 2012

Un partito democratico

La legge 2/1997 ha introdotto l’obbligo per i partiti di redigere un bilancio per competenza, comprendente stato patrimoniale e conto economico. La Corte dei Conti può controllare solo il rendiconto delle spese elettorali.
Esistono invece dei revisori nominati dai presidenti di Camera e Senato per controllare i bilanci del partito. Ma é possibile verificare che i milioni versati a un movimento politico siano stati effettivamente spesi come il partito dichiara? No. E nemmeno la Corte dei Conti ha grandi poteri ispettivi. La grande segretezza è garantita dalla Costituzione secondo la quale si tratta di semplici associazioni private alla pari di una qualsiasi bocciofila. [1]

Nel controllo spese elettorali della Corte dei Conti [2] si puo' leggere che per le elezioni 2008, a fronte di una spesa di 18.4 milioni di euro, il partito democratico riceve, per ciascuno anno di legislatura, dal 2008 al 2012, 17.2 milioni per la Camera dei deputati e 18.8 per il Senato. In pratica il pd spende 1 e intasca 10.

Faccio notare che nel calcolo non vengono considerati i rimborsi che il pd ancora percepisce dalla XV legislatura (2006), fatto ancora piu' vergognoso, se possibile. Questi rimborsi vengono percepiti anche dai partiti prc, verdi,.. non presenti in parlamento.

Come se cio' non bastasse, non é dato sapere come il partito spende i nostri soldi.
Il bilancio del partito per il 2010 [3] é  solamente giudicato, e NON certificato [4], dalla PricewaterhouseCoopers spa. Infatti la responsabilità del rendiconto compete al tesoriere del partito. Insomma, i margini di manovra non mancano. Scrive infatti un imprenditore ed elettore del Pd [5]:

"Il documento è abbastanza dettagliato, ma non eccessivamente, e già questa è una prima stranezza: se infatti le aziende industriali/commerciali limitano la quantità di informazioni esposte sul bilancio per evitare di mettere a conoscenza i propri concorrenti di notizie riservate, non si capisce perché un partito politico invece non metta a completa disposizione (quantomeno degli iscritti) tutte le informazioni sulla composizione delle singole voci di bilancio, invece di un rendiconto che risulta estremamente parziale. L’ideale sarebbe quello di avere la possibilità di accedere alle cosiddette “pezze di appoggio”, alle fatture, e con la tecnologia attuale non sarebbe davvero un grosso problema pubblicarle online."

Infine conclude con "se si eccettua la suddivisione dei contributi per le strutture regionali e la lista di feste ed eventi nazionali (su cui però manca il dettaglio) su tutte le altre spese non è possibile sapere di più, e questo è un livello di dettaglio francamente insufficiente, un po’ come se l’amministratore di condominio impedisse ai condòmini di poter verificare le spese sostenute e le fatture ricevute."

Io ritengo che non sia giusto che il pd guadagni 10 volte quello che spende in campagna elettorale, senza oltretutto che il contribuente possa conoscere in maniera davvero trasparente la destinazione d'uso. Non voglio piu' mantenere una classe di incompetenti e affaristi, mi indigna. Sebbene sia un sentimento condiviso e diffuso occorre insistere affinché se ne vadano restituendo il maltolto.


[1] F onte: La Stampa
[2] http://www.corteconti.it/export/sites/portalecdc/_documenti/controllo/controllo_spese_elettorali/delibera_cse_9_2009.pdf
[3] http://www.partitodemocratico.it/Allegati/Rendiconto_PD_2010.pdf
[4]
http://www.partitodemocratico.it/Allegati/Relazione_rendiconto_2010.pdf
[5]
http://www.prossimaitalia.it/news/2524/come-si-legge-il-bilancio-del-pd/




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3 aprile 2012

Festa de LaFabbrica del XXV Aprile


11 giugno 2011

Come ho votato

di  D. D.


Già, perché in Francia avevi tempo per recarti al consolato - non mi fido della corrispondenza - sino al 9 giugno.


Legittimo impedimento. Legittimo cosa?? Ho votato si'.

Acqua 1. Anzitutto, non solo acqua. Il quesito chiede se si desiderano abrogare le "Modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica", percio' anche rifiuti, trasporti, energia elettrica e gas. Aspetto ben evidenziato nell'articolo 23-bis: "Le disposizioni contenute nel presente articolo si applicano a tutti i servizi pubblici locali". Applicato all'acqua significa che si vota pro (No) o contro (Si') il conferimento della sua gestione - depurazione, trasporto, manutenzione - a privati o a società a partecipazione mista pubblica e privata, dove quest'ultima non deve essere inferiore al 40%. Le stupidaggini come la disinformazione - a sinistra come a destra - naturalmente non mancano. Chi non vuole l'abrogazione sostiene che l'acqua resta pubblica, ed é corretto, se assumiamo il testo alla lettera.
Ma si é chiesto cosa cio' realmente comporta? Perché esistono anche sedicenti di sinistra che dicono: "ah no! inutile che ci provate a suon di slogans, non mi bevo la propaganda, ho capito tutto e voto no". In realtà si bevono l'anti-propaganda, perché gratta-gratta si intuisce in fondo che dei referendum hanno capito pochino. Ecco, a costoro proporrei di considerare la loro casa, anzi meglio, l'auto, (vuoi mettere l'italiano medio senza auto e cellulare?) la comprerebbero se gestita da un'altro? Se per andare a comprare il solito fumo in piazza dovessero chiedere le chiavi a papi? Considererebbero realmente di loro proprietà l'abitazione quando é il vicino a decidere quando é il caso o meno di aprire il rubinetto?

Ritengo che se ci fosse la dovuta informazione, il quesito acquisirebbe una rilevanza interessante, in quanto potrebbe indicare l'orientamento degli italiani nei confronti di pubblico e privato. Io sono per il pubblico ma il privato é metodologicamente sperimentabile, non mi spaventa. Di fatto pero', perché una parte preferisce il privato al pubblico? A mio avviso perché  non si é raggiunto ancora uno stadio evolutivo 'kantiano'. L'uomo da solo non intende un indirizzo etico, lo devi mettere in competizione, comme ça marche, per il momento e alla meno peggio. Ma verrà un giorno(?). Eppure l'antidoto ci sarebbe: il controllo,
 non dall'alto ma dal basso. Se crei uno sportello puoi aprire uno spazio in rete dove gli utenti che si registrano ne giudicano l'operato, che bisogno ci sarebbe a questo punto del privato?

Se dovesse pero' vincere il si', come la mettiamo con la normativa europea? (In merito non sono ancora riuscito a capire) E come la mettiamo con la 'nuova autorità nazionale di vigilanza sulle risorse idriche'?  Cio' nonostante, ho votato si'.


Acqua 2. Il quesito intende abrogare una parte del comma 1 dell'articolo 154, "l'adeguatezza della remunerazione del capitale investito". D'accordo, ma come sarà allora rimodellata la parte in cui si legge "in modo che sia assicurata la copertura integrale dei costi di investimento"? Curiosità: in quale comma o articolo  sta scritto che il tetto massimo di remunerazione é fissato al 7% ?

A mio giudizio il problema qui é un altro e riguarda entrambi i referendum 'sull'acqua'. Prima infatti esistevano le 'agenzie di ambito territoriale ottimale' il cui compito era di decidere quali e quanti investimenti effettuare oltre che controllarne la realizzazione. Ora la palla é passata alla 'nuova autorità nazionale di vigilanza sulle risorse idriche' ma quali sono i suoi ambiti territoriali? Insomma la richiesta referendaria é troppo vaga, almeno quanto il comma che investe: non ho votato.


Nucleare. Sono un convinto assertore delle energie rinnovabili e ritengo che appoggiare questo tipo di nucleare sia pura miopia. Al contempo pero' é sbagliato dire che da sole possano soddisfare l'occorrente energetico, almeno per le conoscenze attuali e senza passare ad una fiscalità 'verde'. Non sono d'accordo con chi rivendica il referendum del '87, auspico invece che ve ne sia un altro tra 20 anni, perché la ricerca va sostenuta e puo' dar corso a novità, vedi mai scorie pulite o ancor meglio... la fusione fredda. Prendi due atomi di deuterio e li fai incontrare a dare un atomo di elio, pulitissimo. Vent'anni fa si scopri' che sfruttando un principio noto in fisica quantistica col nome di coerenza é possibile, raggiungendo temperatura e densità determinate, infrangere la repulsione tra i due atomi, tutto all'interno di una semplice matrice al palladio. In seguito a Milano come all'ENEA di Frascati gli esperimenti ebbero successo, col solo problema legato alla riproducibilità, tuttavia Rubbia nel 2002 ignoro' i risultati della commissione sulla fusione fredda da lui stesso creata e da allora non ne volle piu' sapere. Mistero? Io ho un'opinione in serbo: anche per questo ho votato si'.    




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31 maggio 2011

Con tutto il quorum

'San Tommaso is back'. E' il nome della bella iniziativa promossa su facebook (www.facebook.com/santommasoisback) al fine di boicottare il boicottaggio del referendum del 12-13 giugno. In pratica organizzi una sbicchierata o un concerto gratuito per chi ha votato (biglietto d'ingresso: tessera elettorale) e puoi publicizzare l'evento in rete, a Rivolta si potrebbe benissimo promuovere qualcosa all'ARCI con dei gruppi locali, con SEL e PRC che ora hanno davvero l'occasione di mostrare il loro amore per la politica - del resto abbiamo visto  che  a Rivolta   l'amore vince sempre -, non solo chiacchiere e distintivo, insomma non se ne possono stare con le mani in mano proprio ora, anzi, NESSUNO PUO' STARSENE CON LE MANI IN MANO PROPRIO ORA, immagino che i soldi siano pochini, quindi bisogna ricorrere all'autofinanziamento,
io ci sono, basta una piccolo contributo ciascuno, anche tu giovane alternativo pensaci: una riga di coca in meno oggi e eviti di restare a bocca asciutta domani, se Melini si impegna almeno come ha fatto prima delle elezioni prometto solennemente di votare lui e partito al prossimo giro (ammesso che non abbia già ricoperto il ruolo di assessore o consigliere per due mandati).
Partiti e associazioni possono fare altro: per esempio cercare ristoranti e postriboli disposti a praticare uno sconto per chi vota, dai su un po' di fantasia, é giunto il momento della 'rivolta delle Idee'.  Mi stanno bene anche i cuori, non c'é problema, i temi dei quesiti come la valenza politica di questo referendum sono troppo, troppo importanti.

SE NON ORA QUANDO?   Alle prossime elezioni?
 




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8 maggio 2011

Insisto sul partitismo

 "..Anche altri esponenti del partito hanno manifestato piena adesione all'invito di Napolitano secondo dialettiche di corrente che fanno parte della fisiologia dei partiti, anche se i partiti attuali somigliano più a gusci vuoti che a strumenti di comunicazione tra la società e le istituzioni. Questo è e sarà il vero tema per tutti, a sinistra, al centro e a destra: come rifondare i partiti in una società "liquida" come quella attuale.''



Eugenio Scalfari, La Repubblica, 8 maggio 2011




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4 maggio 2011

In risposta a tutto ciò che è stato detto negli ultimi articoli (e relativi commenti)



di Romolo Dell’Angelo
RIVOLTA DELLE IDEE


IN MERITO A “noi Rivoltiamo, e tu?”

1. Concordo pienamente sul fatto che Rivoltiamo è una pugnalata a tutti coloro che si sentono realmente legati a dei valori di centrosinistra.
La situazione è però più grave di quel che tu, caro David, presenti. Infatti oltre alle solite facce della politica locale di apparente appartenenza al Pd (Carera, Calvi, Cirtoli, Palella), si uniscono nella loro lista gente come Corsini che era nel direttivo del Movimento Sociale Italiano (capisci?) e gente come la Nava di dichiarata appartenenza politica alla Lega Nord.
Poi leggi sull’organo di stampa ufficiale del Pd (ovvero Verdeblu, un giornalaccio oramai…) che siamo noi di sinistra che non abbiamo fatto l’accordo di lista solo per una questione di poltrone.
Pura vigliaccheria. Rosolino Mondonico su questo si vergogni.
2. SULLA QUESTIONE DELLE DEGNE RAPPRESENTANZE.
Condivido pienamente che un’amministrazione di centrosinistra sia sensibile a tutte quelle categorie che spesso vengono utilizzate solo per fini utilitaristici.
Sugli OPERAI noi di RIVOLTA DELLE IDEE abbiamo mandato comunicato alle RSU delle aziende locali per presentare il nostro programma. Al posto di mettere tabelloni luminosi nel centro storico noi di RIVOLTA DELLE IDEE garantiremo un fondo per le famiglie colpite dalla crisi economica o dall’eventuale perdita del posto di lavoro.
Sui MIGRANTI io personalmente insieme a Marco li abbiamo incontrati ed invitati diverse volte. I migranti a Rivolta sono circa il 10% della popolazione. Circa 500 persone. Di queste solo poche unità hanno la tessera elettorale e si presentano alle urne. Capisci che in campagna elettorale puntare sui migranti è controproducente. Però, siccome noi non abbiamo timore delle urne e crediamo in un percorso che continui anche dopo le elezioni, abbiamo realizzato serate con la loro presenza, prendendo nota delle numerose difficoltà nel vivere in un paese come il nostro.
Attiveremo sicuramente una CONSULTA DEI MIGRANTI dove parteciperanno rappresentanti di tutte le culture presenti sul nostro territorio.
3. Sulle questioni delle DROGHE.
Lavoro in una comunità terapeutica di prima accoglienza per dipendenze (droghe e alcolismo). Penso che il discorso richieda ampio spazio e analisi approfondite.
Ovvio che tutti abbiamo fatto le nostre esperienze. Alcuni hanno fatto il salto della quaglia e hanno cambiato i loro valori. Il tuo esempio su Cassani è del tutto calzante. Da giovanissimo si professava estremista di destra, poi nell’arco di pochi mesi è diventato comunista (effetto giovani rivoltani e moda…). E’ rimasto comunista per alcuni anni, poi Italia dei Valori. Adesso progetto politico trasversale (come a loro piace definire) dove all’interno c’è dentro di tutto…
4. Concordo con te sulla questione di Giorgio. Anche io ho fatto fatica a vedere dei giovani validi abbracciare un progetto del genere con gente del genere. Però come ci siamo detti le persone cambiano e con essi anche i valori.
5. Non capisco la tua conclusione. Detto questo non mi voterai anche se in passato hai votato un po’ di tutto. Quindi che significa? Mi auguro di non essere paragonato al di sotto delle capacità politiche della Mondonico….

Grazie.

IN MERITO A “noi Rivoltiamo, e tu?” COMMENTI.

COMMENTO DI GIORGIO (NUMERO 2)

1. A mio avviso non c’è argomento che possa morire ancora prima di nascere, in particolar modo se si sta facendo politica.
2. Rivoltiamo non è una lista rivoluzionaria. Mai messo in discussione. In Rivoltiamo vi sono soggetti nuovi e giovani uniti a persone che hanno un curriculum datato. Secondo me tutto ciò non basta. Una lista deve per sua natura avere dei principi comuni che non siano solo programmatici prima della richiesta del voto. Ci sono dei valori che nei membri di una lista devono essere ben saldi. In alternativa quando si viene eletti si rischia di litigare internamente al gruppo. Sempre che le poltrone non facciano rinnegare anche il proprio credo.
3. Per il giornale Rivoltiamo buona idea. Spero di potere continuare a leggerlo anche dopo le elezioni.

COMMENTO DI DAVID (NUMERO 4)

1. Sui nullatenenti, migranti, etc… ti ho già risposto prima. La nostra lista rispecchia la volontà anche nei nomi di mettere in consiglio comunale gente semplice con dei spiccati valori etici. Non c’è gente che ha interessi industriali, non vi sono persone che hanno fatto accordi con coloro che hanno devastato il nostro territorio. C’è gente pronta e capace di mettersi a servizio del cittadino, di tutelare la loro salute e di programmare una nuova Rivolta con la collaborazione di tutti.
2. Il discorso della coltivazione libera e antiproibizionismo non è sicuramente un discorso tabù. In vari momenti su LaFabbrica è stato affrontato il discorso. Su una campagna elettorale di piccolo paese come Rivolta il tema non è da discutere, anche perché dipeso da politiche sbagliate del nostro amato governo centrale.
3. Porre il limite di mandato è una cosa per la quale mi trovi pienamente d’accordo. Però anche in questo caso vi sono delle leggi statali che regolamentano la tematica.


SULL’ARTICOLO “SULLA RIVOLTA DELLE IDEE”

1. Su Rivoltiamo mi sono espresso più volte e non ne voglio neanche parlare troppo per evitare di dare importanza ad un progetto senza senso. Una luna di miele con cuori, palloncini e sorrisi stampati che si concluderà entro breve. Sono pronto a mettere sul piatto quello che volete.
2. Su RIVOLTA DELLE IDEE nei programmi.
? Per Servizi si intende tutto ciò che è necessario al cittadino e la pubblica amministrazione non riesce (o non vuole) risolvere. Noi proponiamo: 1) ASILO, necessario per una Rivolta in forte espansione. Sono molti i bambini che non vengono accettati per sovrannumero. Dove? Fra le due scuole. Quando? Subito se andremo al governo. Con quali soldi? O con un mutuo nel rispetto del patto di stabilità del Comune (che per Rivolta è alto!) o con gli oneri di urbanizzazione che entreranno nelle casse comunali dopo la svendita del territorio di questa amministrazione.
2) SPORTELLO INFERMIERISTICO dopo che è cambiata dal 1 aprile la legge sull’assistenza privata diventa doveroso porsi il problema. Noi lo faremo al centro sociale e gratuitamente persone anziane o malate potranno ricevere cure infermieristiche. 3) Rete wi-fi su tutto il territorio comunale. Costa poco e rende efficace un servizio di indubbia importanza.
Poi per tutto il resto devo inviarti il nostro programma e il nostro giornale… (ti pare che io non lo facessi??). Non è Rivoltiamo… fidati!!
? Non sono esperto di fotovoltaico da un punto di vista tecnico. Si vuole comunque incentivare sia il privato sia il pubblico. Il privato nell’essere in condizione di poter conoscere e scegliere come investire, il pubblico si partirà dagli edifici di proprietà comunale. Comunque sarebbe già importante nel nostro territorio far partire una seria campagna di sensibilizzazione. Nella nostra lista c’è Fabio che se ne intende… è il suo lavoro…
? Sui migranti non aggiungo altro. Se fossi stato a Rivolta in questi periodi te ne saresti accorto solo per le iniziative pubbliche organizzate anche con ottima presenza di cittadini stranieri.


Detto questo l’unica speranza per il centrosinistra rivoltano è votare in massa RIVOLTA DELLE IDEE. Un percorso politico difficile perché non abbiamo avuto a disposizione i mezzi del Pd (Rivoltiamo) e della Lista per Rivolta (Lega e Pdl).
Un percorso politico doveroso in una Rivolta dove si sono alternate amministrazioni di centrodestra e centrosinistra procurando al territorio lo stesso scempio di distruzione e cementificazione per l’interesse privato.
Doveroso perché come dici tu non se né può più delle solite facce che siedono dietro alle poltrone del consiglio comunale da 15/20 anni!!
I cambiamenti devono essere netti se c’è la volontà.


1 maggio 2011

Sulla rivolta delle idee

It's that simple, propone Giorgio, principio base della politica é convincere gli elettori delle proprie idee. Io non condivido uno spettro d'interesse politico a singulto con 'sob' poco credibili a ridosso delle elezioni; d'altra parte, concedendo un generoso cambio di veduta, lui ha ragione nel ritenere logico il ricorso a mezzo stampa. Percio' gli rispondo che I see your angle  ma siccome questa é anche e soprattutto la visione politica del puttaniere - e sappiamo bene che lui in quanto a convincere non ha rivali -, reputo importanti due considerazioni.

Primo. Mi chiedo fino a che punto sia lecito persuadere. E qui una lenzuolata del kollo davvero non basterebbe, per quanto quel lecito sia tutto soggettivo.
Giusto per fare un esempio, io non ci metto né uno né due a ritenere demagogico un manifesto come quello di 'rivoltiamo', perché non vi é bisogno alcuno di vilipendere l'intelligenza dell'elettore dipingendo un san valentino elettorale dove siamo tutti innamorati l'uno dell'altra, cuori e gonne fucsia, chissa' di questo passo alla prossima tornata.., va beh sono un discolo malizioso ma non bastava un poster con i soliti visi pallidi e sotto, al solito, 'a volte ritornano'?; al contempo non sono d'accordo con chi ritiene Grillo un populista, guarda un po' e fine dell'esempio.
Questo per tacer dei mezzi: vogliamo parlare dei finanziamenti privati a uso elettorale? E i rimborsi elettorali? Qui proprio non me ne esco.. mi arrendo e invoco il soccorso del nostro filosofo transalpino per mettere un po' d'ordine.

Secondo. Se accettiamo il paradigma 'che bella la politica sotto elezioni' allora automaticamente si impone una lettura scrupolosa dei contenuti proposti dai partiti, ammesso che si voglia ancora distinguere lo zoppo. Sventurato insomma colui che vota a cazzo, e noi con lui, evidentemente.

Percio' sono andato sul sito di 'rivolta delle idee'(www.rivoltadelleidee.it) e ho letto tutto quanto c'era da leggere, non molto devo dire, giusto il tempo di una birra, poi ho guardato il video su youtube, da sottofondo 'call me' dei Blondie che qui fa un po' servizio in camera. Sito dal corredo sobrio e comunque nulla che echeggi avanguardismo russo.

Contenuti. In generale ho trovato molto poco di quello che speravo di trovare, sul resto poche sorprese. Attenendomi comunque a quanto riportato nel sito, credo sarebbe opportuno fornire qualche elemento in piu' in merito ai seguenti punti, perché mi pare siano lasciati un po li':
 
- una delle priorita' é ricostruire un sistema di servizi, fantastico, ma nel pratico cosa s'intende realizzare?
- fotovoltaico: incentivare come? privato o pubblico? dove reperire i soldi(giusto per essere sicuri che si fara')?
- come si vuole controllare l'operato del consiglio comunale? telecamerina come Grillo? Sottoscriverei 
- una prorità a mio avviso sarebbe un luogo dove gli immigrati possano ritrovarsi, come per pregare, perché é dura vivere in un paese straniero con una cultura e una religione diverse, certo finché non metti il naso fuori dal paese hai difficolta' a comprenderlo, certo non me l'aspetto da un paese a tradizione fascista
- nel video: troppi 'attiveremo' all'inizio(ok, ma come?), interessante e articolato l'intervento sull'agricoltura
- sul 'mandato breve' non vi é nulla, uhm.. la cosa puzza. Marco, perché sul punto distingui tra politica locale e nazionale? Ti senti attratto par le moustache?

Pièce de résistance: accesso libero alla rete e punti di distribuzione. Qualora intendeste discutere anche degli altri temi vi prego fate un fischio.

 Auguri e buon primo maggio !
 




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25 aprile 2011

In risposta a : 'noi rivoltiamo e tu?'

di David dell'Angelo

Io no, grazie. Fate voi, perché quel cuore nel manifesto é un cazzotto in un occhio e il 'tutti insieme appassionatamente' in salsa Pd risulta indigesto. Ma scusate.  Poniamo per assurdo che decida di votare per Calvi, che mi autoconvinca, almeno mi si vuole usare la cortesia di evitare le denominazioni certificate e controllate tipo  'lista civica' ?  O pensate che gli elettori non sappiano leggere? Cioé uno pensa: ah che bello, una lista civica! Corriamo a votarla!  ..e poi  legge in lista i soliti nomi.

 Posso capire i diretti interessati.  Perché quando torni a Rivolta hai una certezza: l'abbarbicato settebello della 'sinistra' rivoltana é sempre pronto a scendere in campo, inossidabile, irremovibile. Non se ne vanno piu', pure loro. E cosa c'é che non va?  Non va il fatto che se conveniamo sull'alternanza democratica tra destra e sinistra, allora lo stesso principio dovrebbe valere all'interno di un partito o area politica , se poi cambia nome  definendosi lista civica  poco importa. Questo al fine di rendere minima la possibilita' d'attrito tra eletto e interesse personale, la questione quindi piu' che etica é funzionale. Un servizio temporaneo reso alla collettivita', due mandati per dire, poi avanti il prossimo. Altrimenti é troppo semplice ritenere che siano li' per il doppio stipendio, altrimenti D'Alema, Berlusconi, Fassino vanno bene dove stanno, altrimenti vai di rinocerontite che é un piacere.

 Posso capire seppure meno i nuovi giovani - in lista e non - che invitano a rivoltare votando gli stessi  in attesa magari di prenderne il posto. Quindi futuri vecchi.   Una 'rivolta' all'insegna del solito localismo borghese, perché da quella parte politica leggerei con piacere di un slancio, chesso', liberale, liberista persino, se non fosse che  'sti giovani non rispondono neppure se incalzati, se non fosse che rossi e neri sono tutti uguali, guelfi e ghibellini.

Anche gli immigrati hanno diritto alla rappresentanza, anche gli operai, e non sempre e solo i soliti dottori e ingegneri, eccolo il punto di distinzione, eccolo un crinale. E' ai giovani e al Pc che mi rivolgo. Se proprio non riusciamo ad immaginare altre forme di rappresentanza, di comunitarismo, se proprio non riusciamo ad immaginare tout court, allora vorrei leggere per una volta su quelle liste al posto di un Carera, Abdullah vattelapesca, con rispetto per entrambi. E il ruolo del sindaco inteso come lo si dovrebbe intendere: un semplice dipendente al nostro servizio.

Giovani in rivolta per la scuola materna, un nuovo connubio. Una priorità si legge, sulla droga invece niente. Eppure la droga per molti giovani rivoltani resta una priorità. Prendiamo Paolo Cassani, il kenzo, uno che il giovane lo sa fare. In passato ho piacevolmente discusso con lui su sintesi e coltivazione, Albert Hofmann e viaggi lisergici, stampa alternativa, nulla di nuovo insomma. Ora mi pare invece che sull'argomento non spenda una parola, mi chiedo perché. Entrambi sappiamo che é stupido, profondamente stupido pagare la mafia per qualcosa che puoi coltivare liberamente. Tanti giovani lo sanno, a cominciare dalle associazioni culturali-giovani che in quanto a droghe non mi pare si siano mai tirati indietro. Il partito comunista lo sa. I carabinieri sono troppo intelligenti per non saperlo. Allora perché non denunciarlo? Perché non cominciare un'opera di sensibilizzazione durante questi mesi, una rivolta quindi, lasciando che i nostri si votino tra loro. Detto altrimenti: giovani, cosa vogliamo rivoltare se a 20, 25 o 30 anni e passa compriamo ancora il fumo di nascosto? Siamo già vecchi, perché aneliamo le loro sicurezze.

Invece non capisco Giorgio. No dai, non resisto: a proposito di fumo. Scusa Giorgio, permettimi una domanda: perché vuoi vendere anche tu  per nuova una proposta che nuova non é? Giornale compreso: a che serve stampare quattro numeri giusto prima delle elezioni?  Attirare voti come biglietti allo stadio?

 A questo punto mi pare corretto non votare per mio fratello e la lista nella quale milita. Semplicemente non votero', per quel che puo' contare, nonostante in passato abbia votato per  Mondonico, nonostante in passato abbia votato Pd, nonostante forse sia schifosamente,  disperatamente di sinistra, per parafrasare la Bolkan  in un noto film.




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6 febbraio 2011

Sui diritti, l'esempio francese

Sempre per la serie: a che servono i partiti?



'Pour un autre partage des richesses'. Una formula ormai ricorrente nelle omelie del PS, PCF, le parti de gauche e le NPA -il partito anticapitalista- francesi. 
Gli adepti di questa 'redistribuzione' s'indignano verbalmente dell'ingiusta ripartizione del valore aggiunto e invitano i potenti all'autolimitazione, all'autoregolazione, alla moralizzazione.

Capire come sarebbe interessante, nel frattempo una domanda: il 'grido di dolore'  - per usare la definizione di Durkheim - delle masse lavoratrici preconizzava questo come alternativa globale ad una societa'  capitalista e clerico-reazionaria?  No, davvero non mi pare. Il socialismo prevede l'esproprio del capitale e la restituzione ai lavoratori, nulla a che vedere con una qualsiasi proposta redistributiva.
D'altra parte anche in un'ottica di liberalismo 'razionale', il capitale resta pur sempre legato alla speculazione finanziaria che a sua volta si nutre della diminuzione continua del costo del lavoro, come conseguenza della perdita dei diritti da parte dei lavoratori.
 E' la logica di sistema, ditemi se non e' cosi'. Perche' si puo' accettare o meno  l'economia di mercato, tuttavia non si puo' blaterare di economia di mercato 'sociale' - questa chimera del capitalismo 'dal volto umano'- come fa il Pd nostrano, sono fesserie. La sinistra francese si distingue in quanto le e' interdetto parlare di economia di mercato  - corrente rocardiana a parte, si pensi al disastro Jospin alle presidenziali '02 -, comunque la questione e' meramente riformulata. Nel frasario politico 'expropriation' cambia per 'nationalisation', lasciando libero corso al ritmato logorio dei diritti.

Cosi' fino al 2008 - 2010 per la funzione pubblica - i sindacati francesi beneficiavano del 'diritto incontestabile alla rappresentativita' - , in base alla nuova legge (article L.2142-1-1 du Code du travail) da quest'anno tale rappresentativita' trovera' fondamento giuridico solo qualora si dovesse superare lo sbarramento del 10%  alle  elezioni di categoria. Altrimenti un sindacato non potra' chiamare allo sciopero, perche' assentarsi dal posto di lavoro sara' considerato illegale. Con la benedizione dei partiti di sinistra cosi' come della CGT - la CGIL francese - che naturalmente ci guadagnera'. In linea con quanto avviene in Europa, in Italia la 'Bassanini' del '97 e l'ultimo referendum fiat.
Delega e controllo garantiti allo stesso tempo, non importa la disaffezione se si consolidano le posizioni di potere, vivendo di politica e non per la politica.

Un altro esempio: le famose 35 ore. Martine Aubry, segretario in carica del Partito socialista, le introdusse grazie ad una contropartita: la flessibilita'. In sostanza si propose: lavoriamo meno ma insomma, datori di lavoro e dipendenti, venitevi incontro. Curiosamente i primi non si opposero e sai perche'? Si distinse tra piano nazionale e aziendale, con il risultato che  a menare la danza sono sempre gli stessi.    




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19 gennaio 2011

A Rivolta d’Adda una lista civica di sinistra per le prossime elezioni amministrative!!

MERCOLEDI 26 GENNAIO ore 21.00 presso il circolo Arci “Il Sole” di via Garibaldi 8, assemblea fondativa della lista


 

Tutti coloro che ne condividono i principi e valori sono invitati a partecipare.


 


 

PREMESSA:


 

Considerato che per le prossime elezioni amministrative a Rivolta vi saranno tre liste, delle quali una della Lega Nord, una del Pdl e una “trasversale” dal nome Rivoltiamo, diventa necessario organizzare un movimento o lista che forte dei propri valori storici e lungimirante nelle necessità delle quali Rivolta d’Adda ha bisogno dia una seria alternativa ai vari programmi di governo locali che si sono susseguiti nelle ultime amministrazioni.

Gli ultimi governi locali hanno pensato più alla sterile battaglia politica da palazzo rispetto all’essere realmente in ascolto rispetto alle esigenze dei cittadini rivoltani.

Nel frattempo altre persone quali il sottoscritto o Mino Melini hanno cercato senza logiche di potere di creare aggregazione, movimento giovanile, voglia di condividere esperienze nella nostra Rivolta.

Sono nate organizzazioni quali l’Arciragazzi, LaFabbrica e Ildebranda che hanno rappresentato il momento più fiorente dell’associazionismo giovanile rivoltano che mia memoria ricordi.

Ora con lo stesso spirito vogliamo metterci in gioco con voi per creare veramente una nuova Rivolta, che parta dall’ascolto delle esigenze dei cittadini e non dagli interessi economici dei soliti imprenditori.


 

DIBATTITO E CONFRONTO A “SINISTRA”


 

Nonostante tutto quello che è stato riportato sulla stampa locale negli ultimi mesi e nonostante i diversi incontri avvenuti per cercare una mediazione politica e di unire tutte le anime del cosiddetto centrosinistra, penso che il tempo speso sia stato del tutto inutile e deleterio ad entrambe le parti.

Questo semplicemente perché chi dirige la lista denominata Rivoltiamo ha deciso di dare un netto taglio con i valori del centrosinistra e anche i pochi presenti che si identificano nel Pd hanno scelto una politica volta alla trasversalità, ovvero a creare un gruppo dove al suo interno vi siano persone provenienti da tutte le direzioni politiche.

Una lista che si unisce sotto “l’amore” per Rivolta, una lista che rinnega i partiti ma vedrà al suo interno (in caso di loro vittoria) una giunta comunale formata per il 75% da esponenti del Partito Democratico con assessori già visti (e provati...) nell'Amministrazione Mondonico del 2001.

Quindi per noi diventa necessario reagire mettendo in campo una lista civica di centrosinistra che sia realmente degna del suo nome, sia nei soggetti (reali facce nuove per la politica locale!!) sia nei punti programmatici per il paese.


 

ALCUNI PUNTI PROGRAMMATICI DELLA FUTURA LISTA A ME CARI...


 

-- Investire sulla tutela dell’ambiente.

a) Ridurre il pm10 aumentando le aree verdi presenti sul territorio locale.

b) Bloccare l’edificazione selvaggia di aree industriali che portano inquinamento, mezzi pesanti anche su strade locali ed interessi economici dei soliti pochi industriali (a volte neanche residenti in paese).

c) Impedire la realizzazione di un centro commerciale a nord del paese, migliorando invece le numerose realtà artigianali e commerciali già presenti nel centro storico.

d) Realizzare piste ciclabili sicure che disincentivino il cittadino all’utilizzo della macchina per recarsi in paese e rivalorizzino le numerose aree verdi esterne al paese.

e) Investire nelle energie rinnovabili. Realizzare pannelli fotovoltaici per gli edifici di pubblica amministrazione, scuole, asilo.


 

--Investire sui giovani, cultura, associazionismo

a) Dare incondizionata possibilità alle associazioni presenti sul territorio cittadino di esprimere e realizzare le proprie attività con un serio ed imparziale sostegno da parte dell’Amministrazione Comunale.

b) Creare un’area feste che sia luogo di incontro e condivisione delle numerose realtà associazionistiche presenti sul territorio. Un progetto che non ha molti costi per l’ente comunale ma necessita di una forte volontà politica per realizzarlo.

c) Incentivare iniziative di promozione culturale proposte dai giovani.


 

--Creare una società dell’accoglienza e del confronto interculturale

a) Il 10% della popolazione residente a Rivolta è formata da cittadini provenienti da altre nazionalità. Queste persone portano produttività e fanno parte dell’economia locale ma non hanno alcuna rappresentanza all’interno della vita amministrativa del paese. Per questo si vuole creare una Consulta dei Migranti dove cittadini provenienti da diverse nazionalità si incontrino per confrontarsi, dialogare, creare eventi.

IL DIALOGO INTERCULTURALE è il migliore strumento per creare SICUREZZA e per abbattere i PREGIUDIZI che nascono quando non conosce il proprio vicino di casa.


 

--Servizi sociali e edilizia popolare

a) Investire sulle fasce sociali più bisognose rafforzando i servizi alla persona.

b) Creare un fondo comunale per le famiglie rivoltane colpite dalla crisi economica.

c) Realizzare alloggi di edilizia economico popolare per le giovani coppie con costi calmierati in base alle fasce di reddito.


 

Questi sono solo quattro ambiti dei numerosi punti che saranno discussi e analizzati dalla nascente lista perché sono più vicini alla mia sensibilità politica e umana.

Con la collaborazione e le competenze degli altri partecipanti alla lista stiamo creando un progetto che può veramente rinnovare Rivolta partendo dal basso, dai cittadini.


 

(i punti programmatici continueranno nelle prossime pubblicazioni...)


 

NOME DELLA LISTA


 

Sarà ufficialmente deciso nell’incontro di MERCOLEDI 26 GENNAIO 2011 alle ore 21.00 presso il circolo Arci il Sole di via Garibaldi, 8.

Per ora vi sono due proposte ufficiali: “IDEE DI RIVOLTA” e “RIVOLTA DELLE IDEE”.

Possono ovviamente ancora arrivare suggerimenti, nuovi nominativi e analisi sul nome.


 


 

CANDIDATO SINDACO E COSTITUENTE LISTA:


 

Sarà deciso e ufficializzato il candidato sindaco della lista sempre nella serata di MERCOLEDI 26 GENNAIO.

Personalmente mi auguro che tale ruolo possa essere affidato a MINO MELINI per numerose ragioni che rimando in sede di assemblea.

Per i candidati in lista (fra i 9 e i 13) alcuni hanno dato già la loro disponibilità. Sempre mercoledì valuteremo come comporre la squadra.


 

PER QUALSIASI INFORMAZIONE CONTATTATECI VIA MAIL A prcrivolta@libero.it


 

Vi aspettiamo numerosi mercoledì!!


 

Romolo Dell'Angelo


 


11 gennaio 2011

Sul partitismo

di david dell'angelo


Su un punto credo conveniamo. Le elezioni - comunali, regionali o nazionali che siano - costituiscono il massimo momento della non-partecipazione, in quanto prevedono la delega di potere.
 Corollario personale: puo' essere che il vero qualunquista sia colui che accetta di delegare. Sul resto vi e' un sostanziale disaccordo, il che come al solito rende la discussione piacevole.
 Non mi pare come dice Romolo che aderire alla sinistra radicale attuale sia meglio che votare Pd, dove sono le differenze? Forse nel numero delle tesi congressuali(sempre piu' vicino al numero dei
 partecipanti)? Facciamo poi finta che il voto in Italia abbia un senso, perche' ormai ti trattano da rimbambito. Tu voti il partito e il partito sceglie il nome per te, delega della delega.
 A questo punto qualcuno scelga per me anche il partito in base a cosa mangio e facciamo prima. Stando cosi' le cose, desta almeno meraviglia leggere riguardo al 'ruolo complementare - ma
 secondario - delle primarie rispetto al partito'. Come a dire: che ti impicci tu di politica che tanto non ne capisci nulla, lascia fare al partito-intellettuale intelligente per definizione.
 A meno che non si  sia persa del tutto l'abitudine a capire, evitiamo l'alienazione totale in modo da ricordare almeno cosa questa parola significhi.

 E' forse vero  che le primarie possono risultare non solo inefficaci ma addirittura controproducenti, come indicato da Sartori in un editoriale di  una settimana fa. Infatti potrebbero avere il vizio di favorire gli esponenti radicali, in virtu' del legame tra passione politica e radicalismo. Supponiamo le vinca Vendola - che a me piace -, sarebbe poi in grado di battere la destra considerato il voto moderato?

 Infine si tende a voler distinguere il partito dal suo fine: il potere. E Rivolta non fa eccezione dato l'inconsueto ma puntuale affaccendarsi a sinistra. Da qualche parte ho letto: 'ah bello il nome Idee per Rivolta, fa rivoluzionario'. Che tristezza.




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10 gennaio 2011

Il ruolo dei Partiti nella politica locale di oggi

di Marco Saraceno
Lo ringrazio e pubblico integralmente.


Tempo fa, su questo stesso blog e sul giornale che all’epoca lo accompagnava, si dedicò un’ampia discussione al concetto di partito. Quel glorioso numero monografico de La Fabbrica fu uno delle ultime uscite del periodico culturale. In quei brevi articoli non si possono certamente ritrovare grandi conclusioni teoriche, ma in quei testi si respirava uno spirito genealogico che aveva il merito d’analizzare la questione del partito “al di là del bene e del male”.

Il numero monografico offriva differenti punti di vista, ma non si applicava a mistificare (o esaltare) l’istituzione partitica, ma solamente a “riattivare” la vita del termine. Eppure, ci si trovava di fronte ad un aspro conflitto politico che stava contrapponendo differenti partiti (nuovi e vecchi), conflitto che avrebbe avuto un forte impatto anche sulle sorti del giornale stesso.

Con piacevole stupore, al mio ritorno alla vita tecnologica, ho ritrovato alcuni articoli pubblicati su questo blog sulla questione delle elezioni amministrative di Rivolta d’Adda, ed in particolare sulla contrapposizione tra due liste: una civica e una proposta da Rifondazione Comunista e Sinistra Ecologia e Libertà. Prima di spiegare in che modo tale dibattito sia in relazione con l’ormai vecchio numero monografico de La Fabbrica, debbo precisare la mia distanza dai fatti rivoltani e la mia ignoranza sulle dinamiche che hanno caratterizzato il dibattito tra le due liste. Per il momento le mie conoscenze si limitano: agli interventi su questo blog; a delle brevissime discussioni avute durante le vacanze di Natale con alcuni dei protagonisti delle due liste; al giornale on-line Rivoltiamo; ad alcuni articoli di stampa locale.

A partire da queste poche fonti, mi è sembrato di afferrare che uno dei punti focali della divisione e del dibattito tra le due liste sia principalmente il ruolo dei partiti nella politica locale e, più in generale, il ruolo dei partiti nella politica post-ideologica. Per tale ragione sono andato a riguardare quel lontano dibattito ospitato dalle pagine de La Fabbrica. Nonostante molti degli autori di quel numero de La Fabbrica militino oggi nelle due liste, mi sembra che quel giornale di tre anni fa offra un dibattito molto più maturo di quello che ho potuto osservare a proposito dell’elezioni amministrative.

Devo essere sincero, è soprattutto il giornale Rivoltiamo che più mi ha scioccato nei suoi contenuti e principalmente nella sua retorica antipartitica. Attenzione, nel dibattito di tre anni fa sul giornale La Fabbrica, rappresentai forse la voce più antipartitocratica, ma la banalizzazione della questione compiuta dal giornale Rivoltiamo, richiede una serie di precisazioni. Quel che più sorprende nella retorica di alcuni interventi apparsi su Rivoltiamo è la sovrapposizione dei piani storicista e essenzialista nell’analisi della “questione partito”, errore che La Fabbrica si era premurata di non compiere. Il lavoro di “terminologia filosofica” che La Fabbrica aveva cominciato con l’intento genealogico, Rivoltiamo sembra dimenticarlo, utilizzando “partito” come termine-valigia da riempire con i mali della politica ideologica.

La retorica che guida il testo di Rivoltiamo è evidente: il gruppo si propone di riattivare la politica al di là delle divisioni partitiche per rimetterne in moto una certa “spontaneità”. Nobile intento, da me per altro sostenuto, ma che nella sua applicazione pratica diventa un mostro peggiore di un partito: una “lista trasversale”. Cerchiamo di capirci: i partiti non sono una polizia politica che controlla le libere idee individui, ma sono una delle espressioni storiche della partecipazione politica. Keynes in Am I a Liberal ? si spinge fino a postulare una naturalità dei partiti, dichiarando che “se si nasce animali politici, non appartenere a un partito è alquanto sgradevole”. La lettura dell’economista inglese è probabilmente esageratamente ontologizzante, ma ci permette di capire che il partito, oltre ad essere un organizzazione gerarchica e istituzionale, rappresenta il luogo di realizzazioni di propri istinti sociali e per questo è l’ambiente naturale dello Zoon Politikon di Aristotele. Certo, la tradizione anglosassone è ben lontana dalla realizzazione giacobina del partito politico di marca 1789, eppure, il partito resta nella sua definizione stessa, “prender parte”, il luogo di aggregazione di interessi, particolari o universali che siano. Nel sistema di rappresentanza il partito è il luogo di dibattito preliminare, prima di avventurarsi nel non-luogo politico del suffragio universale. Detto altrimenti, il partito politico è il solo luogo in cui le idee si sviluppano veramente perché nel momento delle elezioni il dibattito è ormai chiuso lasciando spazio alla propaganda.

La lista Rivoltiamo, da questo punto di vista, si presenta quindi come un partito, un nuovo partito, ma comunque un partito nella sua vocazione politica di contenitore del dibattito. Quale è la differenza? Rivoltiamo si vuole trasversale ai partiti esistenti, ma anche questo non ha nulla di contrario all’essenza del partito, forse potrebbe essere contrario alla contingenza storica del partitismo italiano, ma non all’essenza del partito. E allora perché Rivoltiamo insiste tanto sulla sua apartiticità? Perché uno dei punti forti della lista non è solamente la trasversalità, ma anche l’ “apertura”? Forse è più quest’apertura indiscriminata che la trasversalità ad essere effettivamente in contraddizione con una certa essenza del “partito”. Per partito infatti si intende un “prendere parte”, “prendere una collocazione”: Rivoltiamo si vuole come luogo di confronto politico alla stregua di un partito, propone questo dibattito con il fine di presentarsi all’elezioni proprio come un partito, ma non vuole collocarsi politicamente per non chiudere lo spazio al dibattito e perciò si nega in quanto partito . Rivoltiamo critica l’idea di partito per criticare i partiti contemporanei in Italia, ma facendo questo nega che alla base del suo dibattito ci siano delle idee politiche che raccolgano degli individui intorno ad un tavolo.

Si deve allora definire che ruolo abbiano le definizioni politiche nel dibattito interno ai partiti. Per prima cosa, queste idee limitano il campo del dibattito: siccome i punti di vista potrebbero essere infiniti, si mettono dei paletti più o meno ampi per evitare che le discussioni arrivino costantemente all’opposizione tra due parti; in secondo luogo, si tratta di salvaguardare certi valori che si considerano imprescindibili, per evitare che un luogo nato per discutere della pace nel mondo arrivi a discutere di come fare la guerra; ancora, nel sistema di rappresentanza, le linee del partito servono da garanzia all’elettore: il partito seguirà nella realizzazione del proprio programma, che muta a seconda della contingenza e del dibattito interno, certe idee guida; infine, le linee politiche servono ad attirare nuovi elementi nel partito per alimentare il dibattito.

Ora, Rivoltiamo resta un gruppo nato per stendere un programma e ha bisogno di persone che pensino e scrivano questo programma: come fare per attirarle? Anche in questo, il gruppo non sembra allontanarsi dal sistema partito, dichiarando che tutti coloro che “amano” Rivolta sono i benvenuti. L’unica linea guida che la trasversalità ammette è quella dell’amore. Gli attori della lista si affrettano a precisare che il governo di una piccola comunità come quella rivoltana non si può basare sulla divisione ideologica, ma sulla disponibilità politica a lasciare il mondo un poco migliore di come lo abbiamo trovato: ancora una volta nobili motivi, ma chiunque, anche i candidati del centro destra paesano, si può dichiarare innamorato del villaggio e disposto a dedicarli la sua passione. Sinceramente, a me andrebbe anche bene d’uscire dalla politica della rappresentanza e d’entrare, almeno a livello locale, in un aristocratismo tecnocratico, nel quale l’assessore all’urbanistica lo fa il miglior urbanista del paese a prescindere dalle sue idee politiche e che il suo operato sia controllato costantemente da referendum popolari. Ma la proposta di Rivoltiamo non è questa, anche perché implicherebbe non partecipare alle elezioni; la sua proposta è piuttosto quella di creare un grande partito dell’amore (un altro?) nel quale tutti possano entrare a dibattere senza avere altra base comune che l’amore per l’impegno politico, l’amore per il paese e un imprecisato odio per i partiti nazionali.

Il rischio di un partito siffatto è quello di una discussione senza mediatore, ruolo che in un partito è giocato dalle idee costitutive. Il rischio di un partito siffatto è di diventare contenitore di interessi personali camuffati da “amore per il paese” senza avere, anche volendolo, la forza morale e politica di controllarli. Certo, tutto questo non significa che la lista non proponga cose interessanti, tutto ciò è stato scritto solamente per esprimere un certo imbarazzo riguardo al discorso a-partitico che retoricamente la lista porta avanti: discorso mal posto nei suoi contenuti e pericoloso nelle sue realizzazioni pratiche. Da un lato, si rischia di dichiarare malato il sistema nel quale si iscrive il proprio gruppo, dall’altro, si rischia di proporre una lista nella quale troppe idee differenti possono confluire con il semplice comune denominatore dell’impegno.

Detto tutto ciò, con Simone Weil credo fermamente che “i partiti sono organismi costituiti pubblicamente, ufficialmente in modo da uccidere nelle anime il senso della verità e della giustizia”, ma queste sono considerazioni da filosofo politico, non da animale politico. Il filosofo politico può restare da solo e immobile perché per lui la solitudine e l’inazione non esistono poiché vive nel pensiero, ma per l’animale politico restare da solo significa la morte. Ben vengano le critiche dei partiti e la ricerca di alternative al sistema di rappresentanza, ma non per creare nuovi partiti dell’amore. In uno degli articoli di Rivoltiamo si legge che questa lista vuole smetterla con la politica che non prende in considerazione una buona proposta solamente perché viene dal campo avverso; ebbene, questa politica verrà abbandonata quando tutte le proposte potranno passare al vaglio di ogni singola coscienza ed essere valutate da ognuno secondo il suo sistema olistico di valori. Per ora, meglio ricordarsi che una buona proposta può venire da un partito che, visto il suo discorso generale, sarebbe meglio non potesse nemmeno formulare delle buone proposte; ecco a cosa servono i partiti.


Passiamo ora alla risposta che il gruppo RC-SEL ha dato a Rivoltiamo. Secondo i due partiti della sinistra italiana, la lista civica li avrebbe non è disposta a confrontarsi su programma e candidato sindaco in delle elezioni primarie. Non entrerò nel dettaglio se le primarie fossero fattibili e se ci fossero candidati o meno perché non potrei esprimermi, il problema che tocca la nostra questione riguardo ai partiti politici è: se le primarie fossero integrabili alla lista trasversale, se ne fossero un’alternativa e ancora se siano un strumento di rafforzamento o di crisi dei partiti e, soprattutto, se la risposta data da RC-SEL sia a livello concettuale una buona risposta alla questione di quale ruolo abbiano i partiti in una politica post-ideologica.

Come in tempi non sospetti ebbi una posizione antipartitica così ebbi un discorso fortemente contrario alle primarie. Ritengo che la questione delle primarie sia complementare a quella sul ruolo dei partiti nella politica che abbiamo definito post-ideologica. Proporre delle elezioni primarie significa già svuotare il senso del partito come luogo di dibattito e di decisione. Far scegliere ai liberi cittadini il candidato di un partito significa che il partito rinuncia al suo ruolo di guida, si potrebbe dire con Gramsci al suo ruolo intellettuale. Ora, io capisco che i dirigenti dei partiti, oggi si trovino un po’ persi di fronte ad un sistema che mostra i suoi evidenti limiti di trasparenza e di democrazia, e sono assolutamente convinto che questo sistema vada cambiato, ma non credo che per cambiarlo sia sufficiente fare delle pre-elezioni, perché continuo a pensare, come l’ho detto più sopra, che le elezioni siano il non-luogo della politica. Proporre le primarie significa in un certo modo dare ragione a chi vuole condannare il partito come imposizione normativa della spontanea espressione politica. Ma la vicinanza delle due posizioni non si limita a questa pars destruens, ma anche alla falsa pars construens: proponendo le primarie come alternativa alla lista trasversale ci si fa in realtà promotori di un’idea simile. Da un lato si dice basta ai partiti e si crea un grande partito senza idee comuni, dall’altro, si dice basta alle decisioni verticali dei partiti per proporre una pre-elezione che si basa su un volto invece che sulle idee comuni.

Per concludere, il dibattito sul ruolo dei partiti, su una possibile politica senza partiti e sulle alternative alla democrazia rappresentativa sono importanti e ricche di sviluppi intellettuali. Ma se il dibattito si limita a costruire una parola-valigia grazie alla quale poter trasportare in campagna elettorale degli ingenui spontaneismi e una rimasticata democrazia partecipativa a detrimento dell’idea di partito come intellettuale d’avanguardia, allora, il rischio è quello di dimenticare che “vivere vuol dire essere partigiani”. Ma attenzione, prendere parte e “odiare gli indifferenti” non significa solamente schierarsi contro o per qualche cosa, ma costruire il proprio pensiero con gli altri e anche contro (dialetticamente) gli altri. Come lo denunciava Weil, oggi “l’operazione del prendere partito, del prendere posizione a favore o contro, si è sostituita all’operazione del pensiero”, ma questo non significa che per pensare non si debba sempre prender posizione per dare al proprio pensiero la forza della coerenza.


9 gennaio 2011

L' altrA pista


di david dell'angelo


La proposta di Romolo e' interessante. Ritengo comunque sia  possibile vederla in altri termini.

Alle ultime politiche  ho votato Pd: accipicchia che cavolata.
   Mi vidi costretto come molti  a navigare a vista - l'obiettivo era B. - , cosi' tra una piroetta parlamentare e l'altra eccoci giunti al 14 dicembre scorso dove, ultimo tra i paradossi, se allora avessi  votato altrimenti magari avrei favorito la sfiducia, dunque l'obiettivo suddetto.  
 Che poi votare altrimenti per me significa partito comunista, perche'  mi mette a mio agio e di buon umore.  Solo desidererei fosse moralmente saldo, intellettualmente non ingessato  e 'non rinchiuso nelle sue stanze, bensi' tra la gente di strada', insomma il contrario di quello che e' oggi. Uscendo  dalla cabina elettorale mi dissi: va bene cosi', tanto gli ultimi barlumi del mio 'Pc ideale' si sono estinti insieme al punk decenni fa,  inoltre a Veltroni piace il cinema. Presagivo comunque di aver commesso una cavolata, una cosi' grande pero' no.
 
 Ora il vaso tracima. Il Pd e' orientato ad appoggiare la fiat, cioe' Marchionne, cioe' l'abrogazione dei sindacati, la FIOM nello specifico, che non si dovessero allineare.
 E la Camusso che fa? propone la 'firma tecnica', tanto per dare il colpo di grazia. Impedire la libera associazione cosi' come il diritto allo sciopero e' fascismo bello e buono, ma nel rimbambimento mediatico vuoi vedere che il Pd passa per responsabile? Fassino ha dichiarato che se fosse operaio voterebbe si'al referendum sindacale. Il detto vuole che gli inetti non hanno
 l'obbligo di parlare, ma dal momento che ormai si e' espresso perche non dona l'esempio nel suo partito e va a lavorare a Mirafiori, mi piacerebbe coglierlo a mercanteggiare sui dieci minuti di pausa d'ora col caporale D'Alema. Perche' su un punto  si tace bene, in Italia come all'estero: l'obiettivo vero e' l'indebolimento dell'organizzazione sindacale. A volerlo sono  i partiti politici stessi, che hanno sempre avuto l'interesse nel favorire la divisione tra rossi, bianchi e neri. Attraverso l'azione sindacale puoi non solo fare fronte comune per i tuoi diritti ma resti informato, di fatto ti ritagli un ruolo attivo nella gestione della cosa pubblica. Dall'estrema sinistra alla destrasi desidera invece che tu voti qualcuno una volta ogni 4 o 5  anni in modo che decida al tuo posto ( non trovate sia  gia' di per se' avvilente?). E i 'qualcuno' di certo non mancano mai. Il giovane come il meno giovane, carrierista o titolato che sia,  ad un certo punto  puo' essere tentato dalfarsi eleggere e se vi riesce e' fatta,  via di poltrona in poltrona che magari resta 'ina' per 30 anni nel paesino ma in tempi di crisi buttala via.
 No grazie, al politico di professione che ostenta il blasone e' possibile sostituire l'autogestione, occorre certo maggiore impegno ma quali le soddisfazioni !
 niente gerarchie, primi cittadini e leccapiedi, mafiopoli e cortigiani.
Vediamo.. dove cominciare ? Da una pernacchia ad esempio. Ti candidi? Beccati la pernacchia, salutare e divertente.
  Guardiamo per esempio nella nostra meta' campo.
 A sinistra chi scende in politica ha i mezzi o economici o culturali per poterlo fare. Dei meno abbienti impara presto a infischiarsene, cio' vale nel piccolo paese come a Montecitorio. Accumula stipendi e se ne ha la possibilita' se li aumenta pure, chiamalo fesso direbbe Toto'. E guardati bene dal pungerlo sull'argomento.
 Si' certo, sono d'accordo con Travaglio, e con Grillo. Aggiungo: ve ne fossero. Perche' con tanti 'Travagli' in circolazione il singolo Travaglio assumerebbe minor peso mediatico e quindi meno antipatico.
 Sulle proposte di Grillo non si puo' che convenire: due mandati al massimo e poi a casa, fuori gli imputati dal parlamento, i rappresentanti non siano scelti dal partito.
 Diversamente ha ancora senso votare? Capirei le perplessita' se fossimo in Norvegia ma qui si sta parlando dell'Italia.
 




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31 dicembre 2010

Il futuro di Rivolta è nelle tue mani!! Scegli tu il Sindaco, la lista e i programmi!!

Il futuro di Rivolta è nelle tue mani!! Scegli tu il Sindaco, la lista e i programmi!!

Ci sono due metodi per scegliere il futuro amministrativo di Rivolta d’Adda. Il primo è quello da sempre utilizzato, dove i partiti politici si ritrovano in sedi di partito per decidere sindaco, liste e programmi. Il secondo metodo (che noi proponiamo!) è quello di raccogliere i pareri da parte di più cittadini rivoltani possibili e, in modo democratico, scegliere in base alla vostra volontà.
Per questo ti chiediamo di indicarci UN NOME che per te sia adatto per ricoprire la carica di sindaco a Rivolta d’Adda per i prossimi cinque anni, IL NOME DELLA LISTA importante per essere chiari con i cittadini, LE LINEE PROGRAMMATICHE per tutto ciò che c’è da migliorare, cambiare e creare da zero.
Con ogni probabilità a Rivolta d’Adda vi sarà la lista dell’attuale candidato sindaco uscente, Ivan Losio, che sarà appoggiato dal Pdl e dai partiti del centro destra, la lista della LEGA NORD che da voci indiscrete vedono come candidato sindaco PAOLO CREMASCOLI, e poi una lista nata la settimana scorsa dal nome RIVOLTIAMO che vede come candidato sindaco Fabio Calvi (ex vicesindaco della giunta Mondonico).
Quest’ultima lista vede all’interno gente di centro, della Lega, di destra e gente apartitica. C’è qualcuno anche del Pd ma preferiscono non dirlo per un certo grado di imbarazzo…
A prescindere dai contenuti programmatici, cosa accomuna queste tre liste? IL METODO. Ovvero aver deciso i rappresentanti in sedi chiuse, blindate, fra pochi eletti che, in modo arrogante, si appropriano la facoltà di decidere anche il tuo futuro!!

Noi non possiamo stare a guardare, non possiamo essere spettatori del nostro domani. Dobbiamo avere il coraggio di prendere posizione, di decidere, di combattere con l’arma delle parole se è necessario!!

VOTA IL TUO SINDACO IDEALE!!
NON PERMETTERE CHE ALTRA GENTE DECIDA PER TE!!


22 dicembre 2010

Sabato 18 la Sinistra rivoltana è scesa in piazza per far decidere a voi il futuro del paese!!

Sabato mattina alle ore 8.00 c’erano -5 gradi. Il freddo pungente non lasciava tregua ma bisognava andare, bisognava che la sinistra ritornasse in piazza, anche quando le condizioni meteorologiche non lo permettono…
Noi preferiamo il contatto con la gente all’autocelebrarsi in pompa magna con musiche da convegni, giacche e cravatte. Tutti ad applaudire ciò che ha già rovinato Rivolta. Facce nuove in prima linea e stesse macchinazioni alla radice. Qui si rischia che a Rivolta per i prossimi cinque anni o governa ancora questa destra nullafacente o una lista bianca e fumosa composta dalla vecchia giunta Mondonico.
L’alternativa dobbiamo crearla! Anche col tuo impegno! Dobbiamo essere responsabili del nostro paese. Dobbiamo avere la forza e il coraggio di saper cambiare realmente pagina.
Per questo sabato mattina abbiamo manifestato in piazza, abbiamo raccolto firme perché noi vogliamo veramente un centro sinistra unito alle prossime elezioni amministrative.
Non ci interessano gli opportunismi, gli industriali e imprenditori che uccidono il territorio in nome dei propri profitti, non ci interessano le convention dove si ribadiscono gli stessi concetti astratti, poco chiari e di belle parole solo perché si è in campagna elettorale.
Noi siamo scesi in piazza e ci troverete ancora in altre occasioni, a partire dalle prime settimane di gennaio. A noi non piace la cronaca degli eventi accaduti, ma solo perché per qualcuno i numeri contano… abbiamo raccolto 70 firme in una sola mattinata di sostegno al nostro progetto!!
Chi ama troppo Rivolta a volte rischia di ucciderla. Facciamo attenzione.


16 dicembre 2010

Fare i politici fuori dal sistema partito. Ma si può fare?

Rivolta d’Adda, un comune di 8mila anime nella terra di confine fra le province di Cremona, Lodi, Bergamo e Milano.
Una realtà come tante in Italia che si appresta nella prossima primavera a votare il rinnovo del Consiglio Comunale.
La tradizione politica locale tende in particolar modo negli ultimi anni verso destra, con la presenza massiccia del popolo padano che solo per mancanza di un candidato sindaco credibile opterà con ogni probabilità a fare bassi accordi con il Pdl.
A sinistra c’è una lista, composta dai partiti della sinistra storica italiana. Per i punti programmatici vi invito a leggere i futuri post che saranno pubblicati su questo blog, nel frattempo indico solo le modalità di aggregazione e coinvolgimento della gente. Una scelta di democrazia partecipata dove tutti i cittadini hanno uguale possibilità e dignità di partecipare ad un percorso realmente condiviso.
Come? Con assemblee pubbliche realizzate fin dall’inizio, con la chiarezza e lealtà politica, cercando un rinnovamento culturale e delle persone fisiche che per Rivolta d’Adda è oramai necessità.
I partiti come mezzo e non come fine. I partiti coordinatori del movimento di aggregazione intergenerazionale. Come sempre è stato.
Questa lista con i suoi militanti sarà in piazza Vittorio Emanuele II SABATO 18 DICEMBRE dalle ore 9.00 alle ore 13.00.
Infine, sorge anche una terza lista di nessun partito, di nessun colore politico. Una lista bianca che vede nel suo programma l’amare incondizionatamente rivolta. All’interno gente del Pd, qualche giovane alle prime esperienze politiche e vicini comunque al Pd, gente di desta, ex tesserati della Lega Nord e chi più ne ha più ne metta. Insomma un bel minestrone!
Questa lista vanta una novità politica, azzerare i partiti e fare politica come individui che si alleano per governare un paese. Una lista nuova che punta su nuove persone.
Il candidato sindaco è l’ex vicesindaco dell’amministrazione Mondonico, nella giunta la maggior parte dei presenti saranno uomini della vecchia giunta. In lista uomini che cavalcano lo scenario politico locale da decenni, con l’aggiunta simbolica magari di un paio di giovani.
Nuove parole d’ordine utilizzate ma stesse dinamiche e scelte politiche di fondo.
Rivolta d’Adda ha bisogno realmente di serie alternative, basta con gli interessi di pochi industriali che vanno a braccetto col PD e uomini di destra.
A tutte le persone di buona volontà ribadisco l’invito per SABATO 18 DICMBRE in piazza Vittorio Emanuele II a Rivolta d’Adda dalle ore 9.00 alle 13.00.
Democrazia è partecipazione, scelta, decisione.


Prc Federazione delle Sinistre
Circolo di Rivolta d’Adda


11 dicembre 2010

Diamo spazio ai giovani

 Sel e Prc hanno tolto le opportunità per un dialogo? Ma il signor Pasqualini quando afferma queste cose come fa la sera a guardarsi allo specchio? Come fa un politico della sua esperienza (e anche un po’ bollito oramai) ad inventare certe menzogne?
Fino a pochi giorni fa abbiamo cercato in tutti i modi di venire incontro alle esigenze di questo gran consiglio dei 40, mettendo da parte anche questioni per noi importanti. Ad esempio per responsabilità cittadina avremmo anche accantonato il discorso delle Primarie, inizialmente per noi fondamentali per un vero confronto politico fra due modi di vedere la sinistra.
Ma il “Gran consiglio dei 40” è blindato sia sui programmi sia sulle persone che andranno sulle poltrone che contano. Una lista civica che puzza di destra con i vecchi assessori della giunta Mondonico.
Rivoltiamo professa di essere una lista civica innovativa ma vede al suo interno persone come Pasqualini, forse il più datato della politica locale. Un arrivista che per interessi personali sceglie sotto che bandiera stare (nel 2001 correva da solo con la lista dei Socialisti contro quei signori che oggi siedono allo stesso tavolo con lui). Lui è la novità politica per Rivolta? Un ex sindaco socialista negli anni violenti del craxismo? All’elettore le dovute riflessioni.
Infine il rammarico è constatare come i giovani siano strumentalizzati dai dirigenti del Pd (o della lista civica, non cambia nulla) facendo passare la lista come qualcosa di nuovo quando a dirigere ci sono sempre i soliti Carera, Cirtoli, Calvi con qualche uomo in più di destra.
Noi del Prc assieme a Sel continuiamo col nostro percorso trasparente e a contatto con i cittadini.
Non temiamo il confronto politico, siamo sicuri di essere l’unica lista di centrosinistra presente a Rivolta alle prossime elezioni comunali. La Lista Civica? Una cozzaglia di gente di varia estrazione politica che non può offrire un programma di governabilità reale. E’ come mettere Fini in lista con Bersani, Bonino e Rutelli.


Romolo Dell’Angelo
Coordinamento Prc
Circolo di Rivolta d’Adda


26 marzo 2010

Cosa ci giochiamo con queste elezioni?

Ultime ore di fine campagna elettorale. Campagna tormentata da episodi squisitamente mondani che nulla hanno a che fare con la politica. Brogli sulla presentazione delle stesse liste, presidenti che si candidano per la quarta volta consecutiva (alla faccia dell’alternanza), propaganda politica basata sulla semplice indifferenza, sull’individualismo, sul difendere la propria terra dal forestiero, artefice apparentemente di essere l’unico male della nostra cara Italia.
Il tutto colorato dalle stravaganti mode di non permettere ai cittadini di riflettere e preoccuparsi della politica: niente dibattiti televisivi, niente sondaggi, nessuna possibilità per l’elettore medio di farsi una propria coscienza politica.
Il risultato è l’assassinio della stessa democrazia, perché se alle prossime elezioni vi sarà un’affluenza alle urne intorno al 50%, significa che tutti abbiamo perso!!
A perso la politica e i politicanti, hanno perso i cittadini che si lamentano del malgoverno ma si rassegnano nel cercare di attivarsi per migliorarne la situazione.
Il risultato è che i ricchi saranno sempre più ricchi e i poveri saranno sempre più poveri. Politiche appoggiate anche se con modalità differenti da Formigoni e Penati, candidati presidenti della Lombardia. Forse bisogna guardare oltre e cercare con un voto radicale per invertire le tendenze di queste società. In gioco c’è anche il tuo futuro.


Romolo Dell’Angelo


22 marzo 2010

Welfare states!

All'indomani del voto sulla riforma della sanità, Le Point  cosi' ironizza:


'Pfizer a gagné 1,42% à 17,15 dollars et Merck 0,63% à 38,30 dollars. Parmi les assureurs, Aetna a pris 0,52% à 34,64 dollars et Cigna 0,54% à 37,28 dollars..'

In sostanza, i grandi laboratori farmaceutici cosi' come alcune assicurazioni non  hanno certo ostacolato la riforma, ben consci a priori delle possibilità di guadagno. La puntualizzazione dell'hebdomadaire di centro-destra ci pare percio' opportuna, del resto la sanità non resta forse  ai privati?
Prudono  le mani tanto la si vorrebbe stigmatizzare, in realta'  questa riforma rappresenta un piccolo miracolo, tanto é vero che  lo zio Sam fatica a riprendersi, arranca, non capisce. A sua tutela, la destra al completo (cioé con l'appoggio di alcuni democratici antiabortisti) vota no, cosi' a livello politico Obama manca il voto bipartisan ma si guadagna il titolo di 'yes, he can'.
Al netto di queste valutazioni, evviva Obama.




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20 marzo 2010

Berlusconi si deve dimettere

Dalla sentenza sul caso Mills del 17 febbraio 2009:

"Alla dimostrata colpevolezza segue l’applicazione a Mills Mackenzie Donald David delle sanzioni
di seguito indicate. Nel determinare l’entità della pena da infliggere deve essere, in primo luogo, considerata l’oggettiva gravità della condotta, di assoluta rilevanza nei procedimenti in cui è stata posta in essere, anche in ragione della qualità e del numero dei reati ivi giudicati; va poi considerato il ruolo istituzionale di alcuni dei soggetti imputati nei procedimenti penali in cui David Mills rendeva falsa testimonianza...Egli ha certamente agito da falso testimone, da un lato, per consentire a Silvio Berlusconi ed al Gruppo Fininvest l’impunità dalle accuse o, almeno, il mantenimento degli ingenti profitti realizzati attraverso il compimento delle operazioni societarie e finanziarie illecite compiute sino a quella data; dall’altro, ha contemporaneamente perseguito il proprio ingente vantaggio economico..."

 Mills e' un corrotto, Berlusconi un corruttore. A prescindere da prescrizioni che  nei telegiornali mutano in "assoluzioni"  (gravissimo), a prescindere da interventi su Agcom e legittimi (??) impedimenti, sarebbe bastata questa sentenza in un Paese normale a indurre le dimissioni di un premier. Invece cio' non avviene, siamo la repubblica delle banane. E di chi e' la colpa ? Beh, di noi tutti, di comunisti, di fascisti, del PD, del Presidente della Repubblica che firma (che puo' fare del resto?), gli intellettuali poi te li raccomando, un aventino che risale almeno ai tempi di "ladri di biciclette". Si dice che gli italiani non siano informati, con qualche attenuante: l'incentivo e' ai minimi storici. Peccato, perche' cosi' si perdono la storia della P2, delle attivita' delle holding della Santa Sede, di Mino Pecorelli, di Pasolini e del suo "Io so". Tutte cose che si possono apprendere visitando una comune libreria, non occorre essere giornalisti.
I politici di sinistra queste cose dovrebbero dirle, e' il loro mestiere dopotutto,  per mantenere la poltrona  sillabano invece a caso "giustizia sociale". Detto cosi', aria fritta. Che vuol di'? Tra le tante, tutti i cittadini uguali di fronte alla legge? Frottole, non ci credo. Il discorso invece cambia se il senso e' quello di voler perseguire politiche volte al culto della legalita', sarebbe una bella rivoluzione nella nostra storia repubblicana; ma in pochi si prestano, perche' passi per pedante, a dimostrazione del fatto che il problema e' proprio culturale; perche' vieni dipinto come giacobino, anche se ritieni come il sottoscritto che le patrie galere siano da riformare. Del resto, come sono contrario a mettere animali in gabbia, mi pare altrettanto barbaro e inefficace mettervi un uomo, dovrebbe bastare la legalita' suddetta. Ma esistono sistemi perfetti?
  Ecco perche' ad un seppur ottimo incassatore come Agnoletto preferirei un Borsellino, notoriamente di destra. Nel frattempo lo si dica, in maniera chiara e netta: Berlusconi dimettiti.


David Dell'Angelo




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16 marzo 2010

Perchè in Lombardia bisogna votare la Federazione della Sinistra!!

Dario Fo, premio Nobel per la letteratura, Franca Rame, attrice, Moni Ovadia, attore, compositore, musicista, scrittore, Margherita Hack, astrofisica, Paolo Rossi, attore, comico, Ottavia Albanese, docente di Scienze dell’Educazione Università Bicocca di Milano, Emilio Molinari, presidente del Comitato Italiano per un Contratto Mondiale sull’Acqua, Celestina Villa, impiegata all’Archivio di Stato di Cremona, Luca Mangoni detto Supergiovane, architetto, guest star di Elio e le Storie tese, Luca Fazio, giornalista de Il manifesto, Maruska Consolati, studentessa universitaria di Brescia, classe 1987, Sergio Serafini, amministratore delegato di Radio Popolare, Morgan Cortinovis, operaio in lotta alla Frattini, azienda in crisi di Seriate (Bg), Matteo Gaddi, esperto in politiche industriali, animatore delle lotte ambientaliste a Mantova, Giuseppe Eriano, medico di Melegnano.
Sono questi i nomi che compongono il cosiddetto listino a sostegno della candidatura a presidente della Lombardia di Vittorio Agnoletto per la Federazione della sinistra.
“Il sostegno che ricevo da alcune tra le personalità più significative del mondo della cultura e del lavoro della nostra regione – dichiara Vittorio Agnoletto – contiene un messaggio preciso: non possiamo rassegnarci alla situazione presente, è possibile cambiare e per cambiare è necessaria la presenza della sinistra con suoi valori di giustizia sociale e di rispetto dei diritti di ogni essere umano. La mia candidatura vuole offrire una speranza a tutti coloro che credono nella possibilità di costruire una vera opposizione al sistema di potere costruito in quindici anni da Formigoni e non contrastato da un’opposizione di pura facciata. Ringrazio tutti i componenti del mio listino per la disponibilità e la generosità con la quale hanno messo a disposizione il loro impegno e la loro credibilità per questa difficile ma necessaria impresa. Sono fiducioso che otterremo un risultato importante non solo per noi, ma per il futuro di tutti coloro che vivono in questa nostra regione”.
Per Dario Fo si tratta di “un’occasione, bisogna assolutamente dare una mano, un sostegno e soprattutto convincere altri ad esser attivi e a non dire, come potrebbe accadere di primo istinto, “chi se ne frega, che responsabilità ho io, basta, ne ho piene le scatole della politica”!”. Mentre c’è chi “continua a ubriacare la gente di idee false – continua il premio Nobel -, bisogna sperare nelle persone migliori, soprattutto che un movimento che ha una coscienza civile venga avanti. Anche se non si vince, d’accordo, ma è un segno, dare il segno che ci siamo, che partecipiamo e non ci siamo addormentati”.
Secondo Moni Ovadia “è ora di avere il coraggio di rompere questo cerchio stantio di una destra aggressiva, autoreferenziale e intollerante e di una opposizione che da troppo tempo si limita a guardare senza opporsi sostanzialmente”. La Lombardia, aggiunge, “ha bisogno di un’autentica alternativa, non ha bisogno di candidati che si dichiarano democratici e poi scimmiottano le tecniche repressive del peggior centro destra”.
“In questa mia scelta c’è il rispetto per Vittorio ma c’è soprattutto l’indignazione per la continua riduzione della democrazia, c’è il dire basta al cinismo con il quale il Pd tenta di sopravvivere alla propria crisi e alla deriva delle idee e dei contenuti – aggiunge Emilio Montanari -, cancellando sistematicamente a sinistra la rappresentanza di storie politiche ed umane che riguardano milione di persone”. Mentre il “Supergiovane” Luca Mangoni dichiara: “Vittorio Agnoletto è bello dentro (nonostante le apparenze è uno figo) ma soprattutto è…giovane dentro! Come si fa a non amare uno che le prende sempre?!”.


30 gennaio 2010

Per la costituente dell'organizzazione dei governi antimperialisti. L'esempio di Morales

Il presidente boliviano Evo Morales ha proposto al governo siriano l'organizzazione di un incontro tra governi “antimperialisti” che lottino per la pace sociale e difendano la “Madre Terra”. Il leader del Paese andino ha presentato la proposta al ministro dell'Informazione della Siria, Moshen Bilal, nel corso della visita di quest'ultimo a La Paz, una delle tappe del suo “tour” latinoamericano. Nel corso della conferenza stampa seguita all'incontro Morales ha parlato di “enormi” punti d'incontro con la Siria nella “lotta antimperialista”. Il capo di Stato ha poi attaccato il presidente Usa Barack Obama, che aveva sostenuto di voler costruire rapporti di rispetto reciproco con il resto del continente : “il rispetto reciproco non si costruisce inviando truppe o allestendo basi militari”. Quindi Morales ha lanciato la sua proposta di “un grande evento internazionale di presidenti antimperialisti che combattano per la pace attraverso la giustizia sociale. Tutti questi Paesi insieme possono garantire la difesa della Madre Terra”. Bilal ha definito il suo ospite un “grande leader” che lotta “nella nostra stessa trincea contro le forze egemoniche e l'imperialismo per raggiungere la pace” e per garantire la “stabilità del mondo”. Il ministro ha poi annunciato l'intenzione del suo Paese di inviare una delegazione al prossimo summit sul cambio climatico organizzata dal governo di La Paz per il prossimo aprile a Cochabamba.


18 gennaio 2010

Penati in Lombardia ha già perso le elezioni!!

Che Formigoni abbia dietro di sé una serie di incondizionati consensi è cosa risaputa. Che in Lombardia il Pdl con la Lega Nord sia in netto vantaggio sul centro sinistra è cosa oramai assodata da anni.
Formigoni trova inoltre la sua forza in Comunione Liberazione che, anche se non in prima linea a livello politico, governa buona parte delle istituzioni regionali senza neanche che noi ce ne accorgiamo...
Quindi cosa fare nel centro sinistra? Il Pd già da tempo ha deciso di mettere Penati come candidato, trombato già in Provincia di Milano e riciclato in Regione.
L’idea di Penati in Regione segue la linea politica di quando governava nella Provincia di Milano, ovvero governare senza la sinistra comunista e cercando accordi (per altro mancati) col centro.
La situazione con la Federazione della Sinistra (Prc + Pdci) è alquanto paradossale. I dirigenti della Federazione dei due partiti comunisti hanno proposto un sostegno esterno, una lista individuale di supporto a quella di Penati. In caso di vittoria Penati poteva creare la sua giunta regionale senza alcun compromesso con i comunisti.
Una proposta quella della Federazione della Sinistra che era dettata dal buon senso, nel voler almeno provare a mandare a casa Formigoni dopo 15 anni di governo.
Però tale proposta Penati non l’ha accettata. Ha deciso di non aprire alcun tavolo di lavoro e di trattative con la sinistra, quella vera!
Poco importa, la Federazione della Sinistra correrà da sola, mantenendo i punti programmatici sensibili al movimento politico che rappresenta.
Penati senza i comunisti e senza aver raggiunto neanche un accordo con l’Udc (che si presenterà da solo) non ha speranze di vittoria.
Il Pd avrà comunque il merito di lasciare a Formigoni una regione importante come la Lombardia senza neanche opporre la minima resistenza. A questo punto il vero voto utile è a sinistra, coerente con le proprie idee e in difesa della classi sociali più bisognose.

Romolo Dell’Angelo


14 gennaio 2010

Quando gli schiavi si ribellano e la loro rabbia spaventa la borghesia

 
Riceviamo e pubblichiamo. LaFabbrica.
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La rivolta rabbiosa ed improvvisa (ma prevedibile) dei braccianti africani della piana di Gioia Tauro, che hanno messo in atto una furiosa guerriglia urbana che rievoca le scene incendiarie della banlieue parigina o dei ghetti di Los Angeles di alcuni anni fa, ha turbato i sonni tranquilli di una società piccolo-borghese che si è ridestata attonita e sgomenta dal torpore in cui sono sprofondate pure le masse proletarie italiane, vittime di un razzismo strisciante alimentato quotidianamente dai media e dal governo in carica.
Gli ipocriti e i benpensanti si scandalizzano facilmente di fronte alla rivolta degli immigrati, deprecando l’aggressività e la rabbia con cui si è manifestata, celebrando l’intervento armato delle forze dell’ordine, come se la violenza di chi reagisce all’oppressione non abbia una ragione morale superiore alla violenza perpetrata dall’oppressore. Gli schiavi non possono e non devono ribellarsi al loro padrone.
La violenza fa parte di una società che la condanna come un delitto quando ad esercitarla sono gli ultimi e i più deboli, i negri, i proletari e gli oppressi in genere, ma viene legittimata come un diritto quando è una violenza sistemica esercitata dal potere, per cui viene autorizzata in termini di repressione armata finalizzata alla salvaguardia dell'ordine costituito, un ordine retto (appunto) sulla violenza di classe.
Non a caso la violenza viene esecrata solo quando è opera degli oppressi e degli sfruttati. Si pensi alla rivolta di massa che alcuni anni fa esplose con furore nella banlieue parigina, espandendosi con la rapidità di un incendio alle altre periferie suburbane della Francia. Si pensi all’esplosione di rabbia e violenza dei lavoratori immigrati di Rosarno, in maggioranza di origine africana, oppressi e sfruttati a nero, maltrattati e vessati dai caporali e dalla criminalità al limite della sopportazione umana.
Per comprendere tali fenomeni sociali occorre rendersi conto di ciò che sono diventate le aree periferiche e suburbane in Francia, ossia luoghi di ghettizzazione, degrado ed emarginazione, occorre verificare le condizioni brutali e disumane in cui sono costretti a vivere i lavoratori agricoli immigrati in Italia, sfruttati al massimo dagli sciacalli della malavita organizzata locale e dal padronato capitalistico di stampo mafioso e legale.
In Italia meridionale si è formato un vero e proprio esercito di forza-lavoro migrante, in gran parte di origine africana, che si muove periodicamente dalla Campania alla Puglia, dalla Calabria alla Sicilia, seguendo il ciclo dei raccolti agricoli, che lavora nei campi in condizioni al limite della schiavitù e vive in ghetti subumani costituiti da baracche di cartone e nylon sostenute da fasce di plastica nera, in aree misere e degradate.
Questi braccianti irregolari, in quanto clandestini, sono costretti a lavorare a nero e sotto al sole per 14 ore al giorno, retribuiti con meno di 20 euro giornalieri, sfruttati in condizione di estrema ricattabilità, sottoposti all’arroganza dei caporali e alle vessazioni della criminalità mafiosa che controlla sia i flussi migratori che il lavoro nero. Questa manodopera agricola offerta a bassissimo costo è estremamente conveniente, in quanto viene prestata senza rispettare alcun contratto sindacale e quindi senza osservare alcuna norma di sicurezza e di retribuzione, consentendo notevoli profitti economici.
Dunque, per capire l’emblematica rivolta dei “nuovi schiavi” bisognerebbe calarsi nella loro realtà quotidiana dove il disagio sociale e materiale, il degrado urbano, la violenza e lo sfruttamento di classe, la precarietà economica, il dolore, la disperazione e l’emarginazione degli extracomunitari, costituiscono il retroterra materiale, sociale ed ambientale che produce inevitabilmente drammatiche esplosioni di rabbia, violenza e guerriglia urbana come quelle a cui abbiamo assistito in questi ultimi giorni in Calabria.
Invece, tali vicende sono etichettate e liquidate (ingiustamente e banalmente) come atti di “teppismo” e “delinquenza”, secondo parametri razzisti e classisti che sono tipici di una mentalità ipocrita e benpensante che da sempre appartiene alla piccola borghesia.

Lucio Garofalo


13 gennaio 2010

Il Pd è la vergogna della sinistra storica italiana

Oramai i giochi per le elezioni regionali di marzo si stanno concludendo in tutte le regioni d’Italia. Ultimi accordi su alcune regioni, dove gli equilibri politici potranno essere fatali per i risultati elettorali.
Il Pd sa che deve guadagnare punti. La politica rinnovatrice di Veltroni (poi in pochi mesi ritrasformata da Bersani) perde credibilità ovunque, ad un punto tale che anche il partito fantoccio di Berlusconi, nonostante le porcherie realizzate negli ultimi mesi, rimane il primo partito in Italia.
Bersani per vincere le partite regionali sta svendendo anche quella minima ed infima anima di sinistra che rimane al Partito Democratico.
L’apertura a braghe calate per imbarcare i democristiani dell’Udc non solo fa crollare la matrice della sinistra storica italiana, ma fa anche politicamente incazzare un elettorato che non vede l’alternativa alle destre liberali.
Oramai per combattere il berlusconismo bisogna unire quello che una volta era la Democrazia Cristiana con coloro che una volta apparentemente erano comunisti (ma con ogni probabilità non lo sono mai stati).
Bisogna cercare ancora, essere fedeli a quella linea anche quando la linea ancora non c’è. La sinistra vera è mediaticamente tagliata fuori dalla discussione politica e solo delle forti coscienze che partono culturalmente dal basso possono risollevare la questione nazionale.
Da quando i comunisti, con i loro pregi e difetti, fanno parte della sinistra extraparlamentare, lo scenario politico nazionale è cambiato.
C’è un vento di destra in forte crescita, che non trova ostacoli, che non trova opposizione.
A voi attribuire le dovute responsabilità politiche, sociali e culturali.

Romolo Dell’Angelo


10 gennaio 2010

Schiavitù smascherata

Pubblico una lunga nota scritta qualche anno fa per una tesi di laurea sul tema del lavoro (la nota erra in apice alla frase: “il lavoro pensato da Arendt esiste, forse, solo per i moderni schiavi”). In quell’occasione mi resi conto della difficoltà (e della necessità) di parlare della schiavitù all’interno di un discorso sul concetto di attività produttiva. Cercai di spiegare il mio imbarazzo e la mia mancanza in questa nota a piè di pagina. In quanto nota ad un testo di 250 pagine, probabilmente, estrapolata dal suo contesto, resterà un po’ criptica sia nei contenuti sia nelle citazioni, ma rappresenta a grandi linee ancora il mio pensiero sull’argomento. Sperando di trovare il tempo (o più semplicemente, ahimè, la voglia) di scrivere qualcosa di più organico, lascio questo contributo associandomi all’indignazione per le condizioni di lavoro degli immigrati impiegati nell’agro-alimentare del sud Italia.    

 

 

La questione della nuova schiavitù è solamente sfiorata in questo testo, se n’è accennato nel capitolo precedente riguardo al lavoro di servizio e all’immigrazione, ma non si è mai approfondito la questione. Esiste, infatti, una parte dei lavoratori (immigrati per lo più) che non compie un lavoro (anche se servile, in nero e sottopagato), ma che viene schiavizzato in cambio della soddisfazione dei bisogni primari. Specialmente in Italia dove la forma più aberrante del “lavoro temporaneo” cioè il caporalato, continua ad esistere e a confondersi con nuove forme di schiavitù, il tema meriterebbe uno studio attento.

Possiamo fare riferimento alla relazione tra saper fare e libertà per segnare un primo limite tra lavoro e schiavitù. A. Gorz dedica un capitolo al “lavoro” della prostituta nella descrizione dei lavori servili Cfr. Gorz. Metamorfosi del lavoro, cit. pp. 161-165, ma è evidente l’aberrazione di pensare la prostituzione come lavoro. La prostituzione applica un saper-fare messo in atto nella maniera desiderata dal cliente, la prostituta è libera solo di realizzare i piaceri del cliente, è uno strumento libero, come la schiava sa soddisfare senza ordini i piaceri del suo padrone: “paghi e fai di me quello che vuoi”. La prostituzione non è uno tra i tanti lavori servili perché non è riducibile ad una serie di gesti codificati, per questo la prostituzione è una forma di schiavitù anche quando è “liberamente scelta”.

 La schiavitù, di cui la prostituzione è solo una punta, non è trattabile insieme al lavoro, ma è da tenere a mente quando si parla di lavoro, tutta la tradizione socialista, Marx compreso (Cfr. MARX, Manoscritti, cit.), infatti, ha considerato il salariato una forma di “schiavitù mascherata”, secondo la fortunata definizione di Eugène Buret Cfr. E.BURET, De la misere des classes laborieuses en Angleterre et en France : de la nature de la misere, de son existence, de ses effets, de ses causes, et de l'insuffisance des remedes qu'on lui a opposes jusqu'ici : avec l'indication des moyens propres a en affranchir les societes, Paulin, Paris 1840. Ma il salariato, proprio in quanto forma giuridico-economica non è assimilabile alla schiavitù, per questo ne rappresenta una “maschera”. La schiavitù, insomma, rappresenta il limite che il lavoro non può superare per non trasformarsi da categoria economico-sociale a categoria antropologico-morale. Non importa infatti che qualcuno guadagni di più con l’utilizzo di schiavi, infatti, anche se il padrone pensa di usare forme di sfruttamento per l’economia della sua attività, in realtà, al fondo della scelta di ridurre in schiavitù vi sta la pretesa di superiorità di un individuo su un  altro, il gusto perverso di potersi servire a piacimento di un altro essere umano che si considera inferiore. Infatti se è evidente il vantaggio economico della schiavitù, sono evidenti anche gli svantaggi “organizzativo-morali”: dover segregare, picchiare, drogare e minacciare gli schiavi mette nella situazione di chi non può più fare finta di essere un semplice imprenditore che cerca di risparmiare. La schiavitù ha un fondo che non è solo economico, nel quale spesso i lavori più soggetti al regime del rischio (Cfr. U. Beck, La società globale del rischio, cit.) cadono, cessando completamente di essere lavori. Il saper fare (e dunque la produzione) nell’attività dello schiavo non è emanazione delle potenzialità dell’individuo (che poi possono essere alienate, rubate, frustrate come lo denuncia Marx, Cfr. Cap I.1.3 Infra) ma emanazione della libera espressione del padrone: “fai di me quello che vuoi”.

Cfr. K. Bales, I nuovi schiavi: la merce umana nell’economia globale,tr. it. di Maria Nadotti, Feltrinelli, Milano 2000; si tratta di un libro interessante nel quale vengono sottolineate le differenze tra la nuova schiavitù e la vecchia, vengono forse messi troppo in risalto gli aspetti esclusivamente economici della questione non prestando particolare attenzione al fondo antropologico che ancora esiste. Effettivamente, sembra evidente che per l’organizzazione economica contemporanea sia molto più vantaggioso regolare il lavoro come merce (contrattualismo sinallagmatico asimmetrico) piuttosto che sviluppare forme di controllo violento come quello schiavistico (interessante sarebbe uno studio comparativo tra sviluppo capitalistico e tecnologico e mercificazione contrattualistica del lavoro salariale). Detto in altri termini è più facile (moralmente, legalmente e a livello d’organizzazione) assumere un lavoratore precario piuttosto che gestire uno schiavo.

L’analisi contemporanea, politica e sociologica, concentrandosi solo sull’aspetto economico, evidenzia come, presupporre anche allo schiavismo solo l’aspetto strumental-utilitarista, lo renda una forma (per quanto aberrante) di produzione, dimenticando che al di sotto vi è una questione morale e sociale. Non è un caso che nella schiavitù antica gli schiavi fossero di proprietà (Cfr. Y. Garlan, Les escalves en Grèce ancienne, Maspero, Paris 1982) , mentre in quella moderna sono “usa e getta”, infatti, prima la schiavitù era pensata come struttura sociale più che economica, oggi la si pensa solamente come relazione economica degenerata, celando, dietro il concetto di utilitarismo strumentale, la questione antropologico-sociale. Gli schiavi africani in Italia non sono costretti in condizioni inumane esclusivamente per vantaggio economico, ma anche perché considerati come sotto-umani senza diritto di permanenza sul territorio nazionale, si tratta di una struttura informale di regolazione dell’immigrazione: “se vuoi stare qui, mi appartieni”.

Sul problema in Italia è particolarmente interessante, e scioccante, un articolo pubblicato sull’Espresso da un giornalista che si è finto immigrato e ha conosciuto lo sfruttamento nei campi pugliesi, Cfr. F. Gatti, Io schiavo in Puglia, “L’Espresso”, (Milano), Settembre 2006.      

 

 




permalink | inviato da lafabbrica il 10/1/2010 alle 13:46 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa


9 gennaio 2010

Quel cauto razzismo che c’è in molti di noi…

Sul portale di Virgilio Notizie molti sono stati i commenti lasciati sull’articolo de LaFabbrica scritto ieri e leggibile sotto questo post.
Molti non riescono a capire il perché determinati soprusi umani siano ancora oggi possibili, anche nella nostra “civile” Italia, dove tutti apparentemente si definiscono solidali nei confronti del prossimo ma davanti ad ingiustizie sociali nessuno tende a prendere posizione.
Perché di paesi come Rosarno in Italia ce ne sono molti. Paesi dove gli extracomunitari vengono sfruttati solo perché senza diritti civili e politici, e quindi ricattabili come manovalanza trasparente.
A Rosarno si cercano gli stranieri che hanno innalzato i tumulti dei giorni scorsi, non si cercano i caporali, i padroni sanguinari, i mafiosi che li hanno sottomessi e schiavizzati per anni.
Non c’è volontà di cambiare. Tutto sommato ai più fa comodo così. Manodopera a basso costo, nessun indennizzo in caso di malattia o morte, uguale resa.
Gli italiani non raccolgono agrumi nel meridione ma si lamentano che non c’è lavoro. Odiano gli stranieri perché portano via il lavoro agli italiani ma loro non vogliono piegarsi ai lavori faticosi. Ipocrisia made in Italy che fa ingigantire le tasche degli imprenditori che schiavizzano queste persone. Non ho mai visto uno di questi farabutti finire dietro le sbarre. L’assenza dello Stato, l’ennesima vittoria della cultura mafiosa. A rimetterci sono sempre i più deboli.

Romolo Dell’Angelo


8 gennaio 2010

Schiavi del nuovo millennio nell’indifferenza generale

Oggi la stampa di ogni colore politico parla solo ed unicamente dei fatti accaduti in Calabria. Ne racconta i moventi ma solo in poche circostanze ho letto delle analisi significative sui perché una popolazione arrivi ad un punto tale di esasperazione da perdere lucidità e rispetto nei confronti del prossimo.
I nordafricani che vivono in questi piccoli paesi del sud Italia altro non sono che i nuovi schiavi del sistema capitalistico. Arrivano in Italia a dicembre e vanno via a marzo per raccogliere per almeno otto ore al giorno agrumi.
La maggior parte non ha permesso di soggiorno. Vivono in baracche fatiscenti, spesso senza la minima dignità di vita. La questione non è neanche politica, è umana.
Percepiscono uno stipendio di 25 euro giornaliere, sottomessi da un selvaggio caporalato, quindi senza alcun diritto neanche di tipo sanitario.
La sofferenza porta ribellione, mancanza di lucidità voglia di cambiare lo stato attuale di cose in una società sempre più diversificata fra coloro che comandano e coloro che sono comandati.
La loro frustrazione si è trasformata in atto dimostrativo molto forte, in certi casi violento.
Vorrei vedere noi se ci fossimo trovati al loro posto.

Romolo Dell’Angelo


23 dicembre 2009

Se il clima fosse una banca l'avrebbero già salvato. Discorso integrale di Chavez sulla questione dell'inquinamento mondiale

Signor Presidente, signori, signore, amici e amiche, prometto che non parlerò più di quanto sia già stato fatto questo pomeriggio, ma permettetemi un commento iniziale che avrei voluto facesse parte del punto precedente discusso da Brasile, Cina, India e Bolivia. Chiedevamo la parola, ma non è stato possibile prenderla.
Ha parlato la rappresentante della Bolivia, e porgo un saluto al compagno Presidente Evo Morales qui presente, Presidente della Bolivia.
Tra varie cose ha detto, ho preso nota: il testo che è stato presentato non è democratico, non è rappresentativo di tutti i paesi. Ero appena arrivato e mentre ci sedevamo abbiamo sentito il Presidente della sessione precedente, la signora Ministra, dire che c’era un documento da queste parti, che però nessuno conosce: ho chiesto il documento, ancora non l’abbiamo. Credo che nessuno sappia di questo documento top secret.
Certo, la collega boliviana l’ha detto, non è democratico, non è rappresentativo, ma signori e signore: siamo forse in un mondo democratico? Per caso il sistema mondiale è rappresentativo? Possiamo aspettarci qualcosa di democratico e rappresentativo nel sistema mondiale attuale? Su questo pianeta stiamo vivendo una dittatura imperiale e lo denunciamo ancora da questa tribuna: abbasso la dittatura imperiale! E che su questo pianeta vivano i popoli, la democrazia e l'uguaglianza!
E quello che vediamo qui è proprio il riflesso di tutto ciò: esclusione. C'è un gruppo di paesi che si credono superiori a noi del sud, a noi del terzo mondo, a noi sottosviluppati, o come dice il nostro grande amico Eduardo Galeano: noi paesi avvolti come da un treno che ci ha avvolti nella storia [sorta di gioco di parole tra desarrollados = sviluppati e arrollados = avviluppati NdT]. Quindi non dobbiamo stupirci di quello che succede, non stupiamoci, non c'è democrazia nel mondo e qui ci troviamo di fronte all'ennesima evidenza della dittatura imperiale mondiale.
Poco fa sono saliti due giovani, per fortuna le forze dell'ordine sono state decenti, qualche spintone qua e là, e i due hanno cooperato, no? Qui fuori c'è molta gente, sapete? Certo, non ci entrano tutti in questa sala, sono troppi; ho letto sulla stampa che ci sono stati alcuni arresti, qualche protesta intensa, qui per le strade di Copenaghen, e voglio salutare tutte quelle persone qui fuori, la maggior parte delle quali sono giovani.
Non ci sono dubbi che siano giovani preoccupati, e credo abbiano una ragione più di noi per essere preoccupati del futuro del mondo; noi abbiamo – la maggior parte dei presenti – già il sole dietro le spalle, ma loro hanno il sole in fronte e sono davvero preoccupati. Qualcuno potrebbe dire, Signor Presidente, che un fantasma infesta Copenaghen, parafrasando Karl Marx, il grande Karl Marx, un fantasma infesta le strade di Copenaghen e credo che questo fantasma vaga per questa sala in silenzio, gira in quest'aula, tra di noi, attraversa i corridoi, esce dal basso, sale, è un fantasma spaventoso che quasi nessuno vuole nominare: il capitalismo è il fantasma, quasi nessuno vuole nominarlo.
È il capitalismo, sentiamo ruggire qui fuori i popoli. Stavo leggendo qualcuna delle frasi scritte per strada, e di questi slogan (alcuni dei quali li ho sentiti anche dai due giovani che sono entrati), me ne sono scritti due. Il primo è Non cambiate il clima, cambiate il sistema.
E io lo riprendo qui per noi. Non cambiamo il clima, cambiamo il sistema! E di conseguenza cominceremo a salvare il pianeta. Il capitalismo, il modello di sviluppo distruttivo sta mettendo fine alla vita, minaccia di metter fine alla specie umana. E il secondo slogan spinge alla riflessione. In linea con la crisi bancaria che ha colpito, e continua a colpire, il mondo, e con il modo con cui i paesi del ricco Nord sono corsi in soccorso dei bancari e delle grandi banche (degli Stati Uniti si è persa la somma, da quanto è astronomica). Ecco cosa dicono per le strade: se il clima fosse una banca, l'avrebbero già salvato.
E credo che sia la verità. Se il clima fosse una delle grandi banche, i governi ricchi l'avrebbero già salvato. Credo che Obama non sia arrivato, ha ricevuto il Premio Nobel per la Pace quasi nello stesso giorno in cui mandava altri 30mila soldati ad uccidere innocenti in Afghanistan, e ora viene qui a presentarsi con il Premio Nobel per la Pace, il Presidente degli Stati Uniti. Gli USA però hanno la macchinetta per fare le banconote, per fare i dollari, e hanno salvato, vabbè, credono di aver salvato, le banche e il sistema capitalista.
Bene, lasciando da parte questo commento, dicevo che alzavamo la mano per unirci a Brasile, India, Bolivia e Cina nella loro interessante posizione, che il Venezuela e i paesi dell'Alleanza Bolivariana condividono fermamente; però non ci è stata data la parola, per cui, Signor Presidente, non mi conteggi questi minuti, la prego.
Ho conosciuto, ho avuto il piacere di conoscere Hervé Kempf – è qui in giro -, di cui consiglio vivamente il libro “Perché i mega-ricchi stanno distruggendo il pianeta”, in francese, ma potete trovarlo anche in spagnolo e sicuramente in inglese. Hervé Kempf: Perché i mega-ricchi stanno distruggendo il pianeta. Per questo Cristo ha detto: E' più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio. Questo l'ha detto Cristo nostro Signore.
....... Bene, Signor Presidente, il cambiamento climatico è senza dubbio il problema ambientale più devastante di questo secolo, inondazioni, siccità, tormente, uragani, disgeli, innalzamento del livello del mare, acidificazione degli oceani e ondate di calore, tutto questo acuisce l'impatto delle crisi globali che si abbattono su di noi. L'attività umana d'oggi supera i limiti della sostenibilità, mettendo in pericolo la vita del pianeta, ma anche in questo siamo profondamente disuguali.
Voglio ricordarlo: le 500 milioni di persone più ricche del pianeta, 500 milioni, sono il sette per cento, sette per cento, seven per cento della popolazione mondiale. Questo sette per cento è responsabile, queste cinquecento milioni di persone più ricche sono responsabili del cinquanta per cento delle emissioni inquinanti, mentre il 50 per cento più povero è responsabile solo del sette per cento delle emissioni inquinanti.
Per questo mi sembra strano mettere qui sullo stesso piano Stati Uniti e Cina. Gli Stati Uniti hanno appena 300 milioni di abitanti. La Cina ha una popolazione quasi 5 volte più grande di quella degli USA.
Gli Stati Uniti consumano più di 20 milioni di barili di petrolio al giorno, la Cina arriva appena ai 5,6 milioni di barili al giorno, non possiamo chiedere le stesse cose agli Stati Uniti e alla Cina. Ci sono questioni da discutere, almeno potessimo noi Capi di Stato e di Governo sederci a discutere davvero di questi argomenti.
Inoltre, Signor Presidente, il 60% degli ecosistemi del pianeta hanno subito danni e il 20% della crosta terrestre è degradata; siamo stati testimoni impassibili della deforestazione, della conversione di terre, della desertificazione e delle alterazioni dei sistemi d'acqua dolce, dello sovrasfruttamento del patrimonio ittico, della contaminazione e della perdita della diversità biologica. Lo sfruttamento esagerato della terra supera del 30% la sua capacità di rigenerazione.
Il pianeta sta perdendo ciò che i tecnici chiamano la capacità di autoregolarsi, il pianeta la sta perdendo, ogni giorno si buttano più rifiuti di quanti possano essere smaltiti. La sopravvivenza della nostra specie assilla la coscienza dell'umanità. Malgrado l'urgenza, sono passati due anni dalle negoziazioni volte a concludere un secondo periodo di compromessi voluto dal Protocollo di Kyoto, e ci presentiamo a quest'appuntamento senza un accordo reale e significativo.
E voglio dire che riguardo al testo creato dal nulla, come qualcuno l'ha definito (il rappresentante cinese), il Venezuela e i paesi dell'Alleanza Bolivariana per le Americhe, noi non accettiamo nessun altro testo che non derivi dai gruppi di lavoro del Protocollo di Kyoto e della Convenzione: sono i testi legittimi su cui si sta discutendo intensamente da anni.
E in queste ultime ore credo che non abbiate dormito: oltre a non aver pranzato, non avete dormito. Non mi sembra logico che ora si produca un testo dal niente, come dite voi. L'obiettivo scientificamente sostenuto di ridurre le emissioni di gas inquinanti e raggiungere un accordo chiaro di cooperazione a lungo termine, oggi a quest'ora, sembra aver fallito.Almeno per il momento. Qual è il motivo? Non abbiamo dubbi. Il motivo è l'atteggiamento irresponsabile e la mancanza di volontà politica delle nazioni più potenti del pianeta...
Il conservatorismo politico e l'egoismo dei grandi consumatori, dei paesi più ricchi testimoniano di una grande insensibilità e della mancanza di solidarietà con i più poveri, con gli affamati, con coloro più soggetti alle malattie, ai disastri naturali, Signor Presidente, è chiaramente un nuovo ed unico accordo applicabile a parti assolutamente disuguali, per la grandezza delle sue contribuzioni e capacità economiche, finanziarie e tecnologiche, ed è evidente che si basa sul rispetto assoluto dei principi contenuti nella Convenzione.
I paesi sviluppati dovrebbero stabilire dei compromessi vincolanti, chiari e concreti per la diminuzione sostanziale delle loro emissioni e assumere degli obblighi di assistenza finanziaria e tecnologica ai paesi poveri per far fronte ai pericoli distruttivi del cambiamento climatico. In questo senso, la peculiarità degli stati insulari e dei paesi meno sviluppati dovrebbe essere pienamente riconosciuta.
.... Le entrate totali delie 500 persone più ricche del mondo sono superiore alle entrate delle 416 milioni di persone più povere, le 2800 milioni di persone che vivono nella povertà, con meno di 2 dollari al giorno e che rappresentano il 40 per cento della popolazione mondiale, ricevono solo il 5 per cento delle entrate mondiale...
Ci sono 1100 milioni di persone che non hanno accesso all'acqua potabile, 2600 milioni prive di servizio di sanità, più di 800 milioni di analfabeti e 1020 milioni di persone affamate: ecco lo scenario mondiale.
E ora, la causa, qual è la causa? Parliamo della causa, non evitiamo le responsabilità, non evitiamo la profondità del problema, la causa senza dubbio, torno all'argomento di questo disastroso scenario, è il sistema metabolico distruttivo del capitale e della sua incarnazione: il capitalismo.
Ho qui una citazione di quel gran teologo della liberazione che è Leonardo Boff, come sappiamo, brasiliano, che dice: Qual è la causa? Ah, la causa è il sogno di cercare la felicità con l'accumulazione materiale e il progresso senza fine, usando, per fare ciò, la scienza e la tecnica con cui si possono sfruttare in modo illimitato le risorse della terra.
Può una terra finita sopportare un progetto infinito? La tesi del capitalismo, lo sviluppo infinito, è un modello distruttivo, accettiamolo.
..... Noi popoli del mondo chiediamo agli imperi, a quelli che pretendono di continuare a dominare il mondo e noi, chiediamo loro che finiscano le aggressioni e le guerre. Niente più basi militari imperiali, né colpi di Stato, costruiamo un ordine economico e sociale più giusto e equitativo, sradichiamo la povertà, freniamo subito gli alti livelli di emissioni, arrestiamo il deterioramento ambientale ed evitiamo la grande catastrofe del cambiamento climatico, integriamoci nel nobile obiettivo di essere tutti più liberi e solidari.
.... Questo pianeta è vissuto migliaia di milioni di anni, e questo pianeta è vissuto per migliaia di milioni di anni senza di noi, la specie umana: non ha bisogno di noi per esistere. Bene, noi senza la Terra non viviamo, e stiamo distruggendo il Pachanama*, come dice Evo e come dicono i nostri fratelli aborigeni del Sudamerica...

Hugo Chavez


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